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[Intervista] Il Social Media Manager

Con l’intervista di oggi entriamo nel favoloso mondo della comunicazione, e nello specifico della comunicazione on line. Il nostro ospite ci parlerà del lavoro del Social Media Manager, per gli amici SMM, con l’intento di far uscire un po’ da dietro le quinte quella professionalità che tanto si prodiga per far emergere un brand, un prodotto, un’azienda nel vasto mare social
Se pensavate che gestire i social fosse un gioco da ragazzi smanettoni e bravi ad inventare hashtag, beh…leggete qui e scoprirete che dietro c’è tanto, tanto altro.

Ciao! Parlaci un po’ di te…
Brevissimamente: mi chiamo Simone, ho 34 anni (portati benissimo…) e sono di Roma.
Da quasi 3 anni gestisco bennaker.com, blog all’interno del quale parlo di Social Media Marketing, Copywriting, Personal Branding e materie affini. Il mio obiettivo è quello di far sì che il mio know-how, le mie esperienze e la mia visione siano utili a chi fa il mio stesso mestiere, nonché a chi desidera avvicinarsi al mondo del Digital Marketing per la prima volta.

 
Ci racconti bene bene che lavoro fai?
Terminata la pluriennale collaborazione che per 4 anni mi ha legato ad un’agenzia di comunicazione di Roma, attualmente sto cercando di costruire il mio percorso come libero professionista.Ad oggi mi propongo principalmente come Social Media Manager, ovvero come quell’”omino” che si occupa di curare la comunicazione di un brand (aziendale o personale che sia) all’interno delle varie piattaforme social (Facebook, Twitter, LinkedIn, etc.), ma un un giorno vorrei occuparmi a tempo pieno di formazione. Grazie al lavoro svolto su bennaker.com, infatti, mi sono reso conto che parlare delle materie di mia competenza mi entusiasma e i feedback che ricevo sono sempre molto positivi.


Descrivi la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!) – o in alternativa, come si svolge un progetto…
Le mie giornate, così come i progetti di cui mi occupo, sono sempre molto diversi tra loro.
Ci sono giorni, ad esempio, in cui non faccio altro che rispondere ai messaggi privati e alle email che mi arrivano; altri, invece, mi chiudo a scrivere di buon mattino e non stacco prima che il sole tramonti.È tutto un “dipende”, insomma, ed è necessario fare l’abitudine ad una certa malleabilità se si vuole portare avanti un lavoro in totale autonomia.
Guardando a quella che è la figura del Social Media Manager, però, posso comunque dirti che la gestione di un progetto di Social Media Marketing prevede alcuni passaggi imprescindibili, quali, ad esempio:

  • L’ascolto delle esigenze del cliente
  • La definizione degli obiettivi dell’attività di SMM
  • La definizione di un piano editoriale
  • La realizzazione dei contenuti previsti dal piano
  • Il monitoraggio e l’analisi dei risultati
  • La presentazione dei risultati al cliente.

A questi, poi, vanno aggiunti quelli che io definisco “passaggi di intermezzo”, come la modifica del piano editoriale, la quale può rendersi necessaria nel momento in cui quanto previsto dal piano stesso si rivela non essere utile al raggiungimento gli obiettivi; oppure la necessità di gestire un’improvvisa situazione di crisi, ovvero uno dei momenti più delicati e “stressanti” per un Social Media Manager.
Pianificazione, azione, rendicontazione e gestione delle emergenze, dunque. Queste le attività principali che caratterizzano la figura del Social Media Manager.



Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Fare le cose in modo atipico, magari perché spinto dall’intuizione di un momento, e vedere che poi questo porta ad ottenere risultati oltremodo positivi. È la sensazione più bella del mondo.

 

Hai voglia di confessarci anche quello che ti piace di meno? O quello che cambieresti?
Certo! Anzi, ti faccio proprio un elenco:

– Non amo fare le cose “tanto per farle”, ovvero senza metterci il giusto impegno
– Non amo chi mi chiede di fare le cose di fretta o non mi fornisce gli strumenti necessari per svolgerle al meglio
– Non amo quelli che rimandano sempre (soprattutto quando si tratta di saldare il conto…)
– Non amo chi pensa che il lavoro che svolgo sia semplice, per la serie: “Tanto a te che ti ci vuole? 5 minuti!”
– Non amo lavorare per contesti, realtà, obiettivi che non mi appassionano, non stimo o non condivido
– Non amo chi si affida ad un professionista, ma subito dopo lo priva del potere decisionale che gli spetta, svuotandolo della sua competenza (che è ciò per cui viene pagato)
– Non amo quelli che, visto che ti pagano, pensano tu debba essere sempre a loro disposizione. Disponibile sì, a disposizione no.
– Non amo, infine, chi vuole “fare le nozze coi fichi secchi”, ovvero fare le cose in pompa magna, ma investendo poco e niente e finendo, così, con il rendere il tutto ridicolo

Direi che è una buona sintesi.

 

C’è un Social che prediligi, e uno invece di cui faresti tranquillamente a meno? Perché?
Essendo un amante della parola, il mio Social Media preferito è Twitter, in quanto premia la capacità di sintesi, quindi l’abilità di condensare riflessioni o concetti complessi in soli 140 caratteri.

Al contrario, farei tranquillamente a meno di Instagram, il quale si fonda sul concetto di immagine.
Il problema, però, non è Instagram in sé, ma come viene utilizzato dai più: tutti siamo capaci di scattarci una foto con lo smartphone per poi condividerla. Non è necessaria alcuna particolare abilità. Inoltre, per far sì che lo scatto abbia successo, non bisogna neanche essere particolarmente ferrati in fotografia, basta semplicemente inquadrare il soggetto giusto (un paio di tette, un gatto, un tramonto sul mare…).
È un Social privo di meritocrazia e l’abilità del fotografo, ai fini della visibilità, conta poco e niente.


Da piccolo, cosa rispondevi a chi ti chiedeva “cosa vuoi fare da grande?”
Non lo ricordo. Anzi, credo di non aver mai avuto il desiderio di diventare qualcosa di specifico nella vita.

Ancora oggi, tra l’altro, non so bene cosa farò da grande. Ho un mio piano e degli obiettivi più o meno definiti, ovviamente, ma se domani mi offrissero di gestire un chiosco a Tenerife, credo che quantomeno un pensierino ce lo farei…

 

E chi non sogna il chiringuito sulla spiaggia??? Ma nell’attesa di comprare il biglietto per i tropici, ci racconti come sei approdato alla tua attuale professione? Quanto impegno hai messo nel progettare il tuo percorso professionale e quanto invece pensi abbia inciso la fortuna, il caso?
Se oggi faccio quello che faccio è perché, qualche anno fa, ho seguito il forte senso di attrazione che provavo nei confronti dei Social Media e mi sono quindi messo a studiarli e a fare esperimenti.

Mi sono impegnato ogni giorno, ampliando il mio know-how e condividendo le mie osservazioni e i miei risultati, senza mai staccare. Ma è così che va quando qualcosa ti prende nel profondo: diventi avido di sapere.
Poi, un bel giorno, ecco che tutto quello che hai prodotto ti porta ad essere notato da qualcuno…

Sulla fortuna non ho mai fatto affidamento, anche perché sono un fervido sostenitore della legge di Murphy.

 

Come ti sei preparato per il tuo lavoro? Attraverso scuole, università, corsi specifici…?
Niente di tutto questo. Non ho mai fatto alcun corso da Social Media Manager o figure affini.
Negli ultimi 10 anni sono stato sui Social, semplicemente. Analizzandoli, “smontandoli” e studiandone il funzionamento, nonché testando tutto quello che potevo testare. Ho letto qualche libro, inoltre, ma solo per il gusto di vedere se le conclusioni alle quali ero arrivato io erano le stesse a cui erano giunti i cosiddetti “Guru”.
E sì, spesso e volentieri mi sono accorto che erano proprio le stesse.

 

Quali sono secondo te le caratteristiche imprescindibili di un SMM? Sono innate o si possono in qualche modo acquisire?
Un bravo Social Media Manager fonda il suo lavoro su due elementi: il metodo e la passione.
Il metodo te lo danno lo studio e la sperimentazione. La passione, invece, è qualcosa che ti porti dentro.

Attenzione, però: quando parlo di “passione”, non parlo di passione per la mansione in sé, ovvero per il lavoro di Social Media Manager, ma per quello che è il singolo argomento, progetto o contesto in cui stai operando.

Ti faccio un esempio…
Se mi chiedessero di curare i canali Social di un sito che si occupa di economia e finanza, io che non so nulla di queste due materie e che non provo alcun interesse per le stesse, non potrei che produrmi in un lavoro tecnicamente corretto, ma assolutamente privo di qualsiasi tipo di trasporto.
In termini di presa sugli utenti, la differenza che passa tra un post tecnicamente corretto e uno che è anche “appassionato”, è la stessa che passa tra un 6 e ½ ed un 8 pieno.

Quindi ok il metodo, ma è la passione a fare la vera differenza.

uno screenshot dalla homepage di bennaker.com


I Social Network e il mondo Digital hanno creato numerose nuove figure professionali: il tuo è un ruolo di cui si sente tanto parlare, ma su cui temo ci siano parecchie incomprensioni, o confusione tra professioni differenti viste come simili o sovrapponibili…Vogliamo fare un po’ di chiarezza, magari descrivendo i rapporti che hai con altre figure con cui collabori?
Voglio essere molto chiaro su questo punto: nel mondo del Web esistono una quantità infinita di specializzazioni, ma c’è un motivo ben preciso: ogni linguaggio, strumento o contesto richiede una conoscenza specifica, la quale è diversa da tutte le altre.
Il fatto che, magari a livello nominale, due figure si somiglino o lavorino all’interno del medesimo contesto (es. Social Media Manager e Community Manager) non significa che queste siano interscambiabili.
Se, ad esempio, fossi a capo di un team Social e volessi confezionare un post su Facebook formato da un testo e da un’immagine, affiderei la produzione del testo ad un Copywriter e il confezionamento dell’immagine ad un Graphic Designer.
Il perché è semplice: il Copywriter è specializzato nelle parole, il Graphic Designer nelle immagini.
L’unione tra queste due professionalità, quindi, mi permetterebbe di ottenere un post che, una volta pubblicato, potrebbe rivelarsi altamente attraente, quindi efficace.“Ognuno il suo lavoro”, ripeto spesso. E il motivo è esattamente questo.
Come riesci a calibrare il tuo Personal Branding, e quindi la tua personale presenza sui social, con il lavoro fatto per i tuoi clienti/committenti, in cui il SMM deve praticamente diventare trasparente, a favore del brand che promuove?
Non è poi così complesso. Tutto sta nel separare gli obiettivi e mantenerli lucidamente divisi tra loro.
Come Simone Bennati punto ad ottenere obiettivi X, quindi dovrò svolgere un lavoro di tipo A; come Azienda cliente, invece, punto ad ottenere obiettivi Y, quindi dovrò svolgere un tipo di lavoro B.
L’immedesimazione nel cliente è fondamentale, tanto nel momento in cui si definiscono gli obiettivi, quanto durante l’intera fase di lavoro.
Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
Che deve abbandonare l’idea di “fare un lavoro” e abbracciare quella di “diventare un punto di riferimento” all’interno di questo settore. Di Social Media Manager è pieno il mondo, ormai, ma quanti di questi lo fanno solo perché “è il loro lavoro” e quanti, invece, “respirano” Social Media Marketing giorno e notte?
La differenza tra chi fa una cosa e chi quella stessa cosa, invece, “la respira” è sostanziale. E le aziende lo notano.
Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Se ti va, sei libero di aggiungere un pensiero, un aneddoto, un consiglio, una citazione, un’immagine o quello che vuoi.
Per quanto io detesti le citazioni a causa dell’uso massivo che se ne fa sui Social Network, vorrei concludere affidandomi alle parole di Frank Ocean: “Lavorate duro in silenzio, lasciando che sia il vostro successo a fare rumore”.

 

Potete trovare Simone Bennati, aka Bennaker, oltre che sul suo blog anche sui principali social:
Se avete bisogno di un consiglio in ambito Social Media Marketing o avete domande sul suo lavoro, contattatelo: è molto disponibile e la sua passione per questo ambito vi permetterà di avere risposte approfondite. Testato personalmente! 😉

* Ti è piaciuta l’intervista? Vuoi leggerne altre? Le trovi tutte alla pagina La Bussola!

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