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[Intervista] La Pilates Trainer

Quest’anno, complice il cambio di vita e la possibilità di organizzarmi tempi e spazi, ho colto al balzo l’invito di mia cugina e mi sono buttata ad iscrivermi ad un corso di Pilates, senza nemmeno sapere bene che cosa fosse. Ma avevo deciso di prendermi un po’ cura di me e mi ero fatta l’idea che fosse una disciplina adatta alle mie esigenze e alla mia pochissima voglia di fare sport.

Quello che ho trovato è stato molto di più: una professionista preparata e appassionata, innamorata del suo lavoro e dall’energia ed entusiasmo contagiosi.

Potevo forse farmi scappare l’occasione di intervistare la mia Pilates trainer e chiederle di farci sbirciare un po’ nel suo lavoro? Ovviamente no! E quindi ecco cosa ci racconta Noemi.

 

Ciao! Parlaci un po’ di te
Ciao, sono Noemi Amatruda, ho 33 anni, adoro la musica, la danza e il teatro. Una mia caratteristica è la solarità e la positività nella vita. Chi mi conosce bene sa che parlare del mio lavoro è come scoperchiare il mio cuore, e che la danza, la mia grande passione da sempre, è ormai parte di me, scorre come linfa nelle vene…

Ci racconti bene bene che lavoro fai?
Sono Chinesiologa, ovvero specialista del movimento. Lavoro con uomini, donne e ragazzi con la ginnastica posturale, in particolare con la tecnica Pilates, che qui in Italia è cresciuta nell’ultimo ventennio ma che è stata elaborata un secolo fa in America da Joseph Hubertus Pilates.
Mi piace molto lavorare impartendo programmi specifici per i danzatori, ma anche poter migliorare la qualità del gesto atletico di tennisti, golfisti, sciatori, calciatori, body builder…insomma qualsiasi sport può avere giovamento da questa tecnica.

 

Descrivi la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)
Avendo uno studio di ginnastica posturale a Monza, e collaborando con la scuola di danza Centro Movimento e Danza di Paderno Dugnano, l’obiettivo è quello di concentrare il maggior numero possibile di ore negli spazi in cui lavoro, per ottimizzare anche i tempi, perchè nel primo periodo facevo avanti e indietro, due ore da una parte, poi gli spostamenti, un’ora dall’altra…diventa veramente massacrante, come dispendio di energie, ma anche economico.

Quindi adesso ho stabilito dei giorni in cui presto la mia collaborazione presso la scuola, ad orari fissi in cui ci sono sia delle lezioni di gruppo che delle lezioni singole per chi ha bisogno di fare dei programmi specifici; poi il resto delle ore le dedico allo studio di Monza, accorpando una media di 6/7 ore di lavoro, in orari variabili, tra le 8 e le 21, che sono gli orari di apertura; poi durante la settimana possono comunque sempre cambiare i piani a seconda delle esigenze degli allievi, soprattutto quelli dello studio che sono individuali, o al massimo piccoli gruppi di 2 o 3 persone.

 

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro? Cos’è che ti dà veramente soddisfazione?
Nella mia vita il lavoro è una delle cose fondamentali: ci dedico veramente forse il 90%, sia a livello di mente, che di corpo, sia a livello di energia che spendo per continuare a studiare le coordinazioni da far fare alle persone.
C’è bisogno di tantissima flessibilità: si può spaziare davvero da una cosa all’altra, in base alla problematica affrontata si va a creare un allenamento, un training che comunque nelle sue fasi di sviluppo ha sempre una fase di riscaldamento, una fase centrale e una di defaticamento, ma in base ai soggetti a cui lo si propone si può cambiare la difficoltà, il carico, il tipo di lavoro.

Lavoro moltissimo con svariate età: seguo ragazzi adolescenti con problematiche legate spesso alla colonna vertebrale in crescita, quindi scoliosi o ipercifosi (quindi con tanta chiusura sulla parte delle spalle), fino ad anziani: al momento la persona più grande che seguo è una signora di 86 anni. Maschi o femmine, ognuno ha i suoi problemi, elencarli tutti è impossibile perchè sono davvero tanti: chiaramente cervicalgie e lombalgie sono i problemi più diffusi ma in realtà nello specifico ci sono davvero tanti casi, anche perchè il Pilates è un tipo di ginnastica che ti permette proprio di migliorare e di farti percepire il corpo in un modo diverso, soprattutto per chi non è abituato a farlo.

Non è detto infatti che tutti partano da uno schema motorio già fatto e finito, che tutti abbiano la stessa percezione corporea, assolutamente no: per qualcuno può essere anche una cosa totalmente sconosciuta. In un tipo di ginnastica come il Pilates, invece, per forza qualcosa bisogna iniziare a capire del proprio corpo: quindi questa è un’altra cosa interessante che mi è piaciuta rispetto, per esempio, al fitness che si faceva una volta, dove esistevano solo i grandi gruppi muscolari (tipo GAG, Gambe Addominali Glutei); ma i muscoli non sono solo quelli grandi, superficiali: esistono anche muscoli più piccoli, quelli posturali che ci permettono di mantenere un asse corporeo veramente diverso.

La cosa bella di questa tecnica è che permette di stare bene coordinando il proprio corpo, mantenendo forte e stabile il centro (che Pilates chiamava la “Power House”) e poter invece rinforzare, mobilizzare gli arti, pur conservando le caratteristiche che ciascuno di noi ha, perchè posturalmente non c’è nessuno di corretto. Mi dà molta soddisfazione col mio lavoro poter aiutare gli altri a scoprirsi, a conoscersi, a migliorarsi e mi piace potermi confrontare con i miei allievi e altri insegnanti per avere nuovi spunti di riflessione.

 

 

Come sei approdata alla tua professione? Come mai hai scelto proprio l’ambito della ginnastica posturale?

La mia professione nasce e si sviluppa a partire da una grande passione che è presente fin da quando ero bambina: la danza. Quindi quando mi chiedevano da piccola cosa avrei voluto fare da grande, tendenzialmente dicevo sempre: o la ballerina o la maestra. E questa grande passione nell’età adolescenziale dei 17/18 anni si è tramutata in una scelta, nel momento in cui mi chiedevo “che cosa faccio della danza? e che cosa faccio poi del mio lavoro?”
Quindi finita la maturità classica ho deciso di fare il test di scienze motorie: da lì è iniziata una passione che si è ingigantita a livello esponenziale, perché son partita con l’idea “Ok, faccio scienze motorie per insegnare danza”, e invece da lì mi si è aperto un mondo, che è poi quello che insegno adesso.

Perchè se è vero che ho preso il primo diploma nel 2011, dai 18 anni avevo già affiancato Elena Mozzanica, la mia prima insegnante di Pilates e per 2 anni praticamente tutti i giorni facevo già i tirocini, perchè anche se lei non mi poteva rilasciare un diploma, mi aveva comunque già impostato tutta la parte di conoscenza anatomica, contestualmente al primo anno di università. Ho fatto quindi tutto il percorso con lei e poi, una volta deciso che volevo prendere una certificazione, l’ho rifatto quando Monica Germani, una grandissima del Pilates che lavora su Marsiglia, ha deciso di aprire una filiale a Milano. In pratica in quel periodo spaziavo da Monza dove abitavo, a Pavia in università, al pomeriggio intorno alle 16 tornavo per i tirocini di Pilates, e un paio di pomeriggi a settimana mi fermavo a Milano per frequentare appunto questa scuola, che è durata un paio di anni, per ottenere la certificazione.

Quindi dalla danza sono passata al discorso di voler gestire il corpo delle persone (e anche quello di un danzatore) nella maniera più corretta possibile. Di conseguenza la danza è rimasta come una grande passione, come un allenamento parallelo, perchè tanto mi dicevo che avrei potuto ballare sempre, e negli anni, anche ballando a livelli altissimi sia di danza classica che di danza moderna (poi ho iniziato a fare flamenco, jazz funk, poi il lavoro sui tacchi che si chiama heels, qualche cosa anche di latino americano…), spaziando quindi tra vari generi, la danza è aumentata anche come spettro di movimento.

 

Come ti sei preparata per il tuo lavoro?
Ho preso la maturità classica, poi ho frequentato 3 anni di Scienze Motorie e nel 2007 ho preso la prima laurea, con una tesi dedicata proprio al Pilates, sul confronto e i miglioramenti che ha una persona che non pratica uno sport specifico rispetto a un danzatore e l’analisi dei benefici che hanno l’uno e l’altro da questo tipo di disciplina.

Nel 2009 mi sono laureata specialistica, sempre in Scienze Motorie Preventive e Adattate, lavorando con un gruppo di signori che avevano tutti esiti di ictus o altre problematiche piuttosto importanti, tutti carrozzinati, con i quali abbiamo fatto un lavoro specifico sugli arti superiori, mobilità e forza e verificare cosa avrebbero potuto migliorare delle loro capacità residue tramite la ginnastica, la musica e la danza, e tutto ciò che potesse essere movimento in senso generale.

Nel 2011 ho ottenuto la certificazione Pilates completa a pieni voti (matwork, piccoli e grandi attrezzi: reformer, cadillac, chair…)

A ottobre 2016 ho preso diploma della Tecnica Bodyflying (allenamento in sospensione) con Francesca Faleschini, e adesso prosegue il confronto con vari colleghi su quello che abbiamo imparato, ma certamente non mi fermerò qua, andrò avanti sempre a studiare le tecniche posturali!

 

 

Quali sono secondo te le caratteristiche imprescindibili di un istruttore in ambito sportivo?
Penso che in ambito sportivo la cosa più importante sia la preparazione dell’istruttore: una base anatomica funzionale ci vuole sicuramente, ma per base non intendo la corsetta della domenica, intendo una base solida su cui poi costruire una professione, che sia un istruttore di fitness, un insegnante di sci, un’insegnante di danza.

 

Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
Di farlo solo se ci crede davvero e se ha voglia di metterci impegno: per me per esercitare delle professioni in cui bisogna andare un po’ oltre il solo “studio e ripeto” ci vuole un po’ di saggezza, un po’ di competenza, un po’ anche di creatività, senso di adattamento, capacità di stare con le persone sapendo gestirsi anche nelle giornate no (che tutti abbiamo, ma avendo a che fare sempre, tutti i giorni, con delle persone è veramente complicato, e bisogna imparare a gestirsi anche a livello caratteriale, essere un po’ anche psicologi di se stessi, non solo dell’allievo che si ha di fronte).

Gli ultimi due anni di specialistica lavoravo già in università come tutor, poi ho proseguito per i 3 anni successivi come docente, sempre insegnando il Pilates, e spesso i ragazzi mi dicevano “ma tu come hai fatto a insegnare, come hai fatto a sapere, a mettere insieme…?”
Il fatto è che l’università dà la base, la conoscenza: apprendi degli sport specifici o fai dei lavori posturali di vario genere. Io poi, personalmente, sperimentando tante cose sono arrivata a capire che molte nozioni dovevo assemblarle io come persona, quindi apprendere anche altre cose e metterle insieme in base alle mie conoscenze, non per forza perchè qualcuno mi facesse dei tirocini e mi spiegasse come fare quello e come fare quell’altro. Quello serve come base, per cominciare la didattica di un esercizio, capire come funziona e capire come si può applicare in base alla forma del corpo di una persona; ma poi tanta gavetta la fai da sola con te stessa, e poi da sola con le prime persone che ti capitano fra le mani, soprattutto i primi anni. Questo non vuol dire che una persona che fa questo mestiere da 10 anni sia super esperta: io penso che la conoscenza non abbia mai un limite (e mi affido molto a Socrate quando diceva “io so di non sapere”), quindi sono molto aperta a nuove prospettive e nuove conoscenze perchè non si finisce mai di imparare…

 

 

Quali sono le modalità contrattuali più diffuse per chi vuole fare l’istruttore? P.IVA, assunzione come dipendente, creazione di una propria società…
Io lavoro come libera professionista perchè nel 2009, appena laureata specialistica, ho aperto la p.IVA e deciso di mettermi in proprio, pur con tutti gli oneri che ci sono perchè non si può dire che il guadagno sia quello di un imprenditore.

Però ho deciso di fare così per poter svolgere al meglio quello che è il mio mestiere: nei contratti delle palestre, per esempio, ti fanno fare attività di sala, che a livello di competenze non ti permette molto sviluppo, e non hai modo di applicare proprio tutte le tue conoscenze.
Quindi io e la mia collega abbiamo preso uno spazio in affitto nel centro di Monza e abbiamo iniziato lì.

Poi ho voluto mantenere la bella collaborazione che ho tutt’oggi con la mia scuola di danza, dove c’è davvero un corpo docenti molto elevato a livello qualitativo: mi sento di appartenere a questo tipo di lavoro e quindi offro la mia collaborazione come insegnante di Pilates sia per lezioni private per problematiche mirate, che di gruppo, che per danzatori, singole o di gruppo, per problematiche specifiche legate alla danza.

 

Hai qualche progetto per il futuro?

Nei prossimi anni mi vedo in crescita, vedo che continuerò a fare quello che sto facendo, che continuerò ad aggiornarmi.

 

Concludiamo chiedendoti di lasciarci un pensiero, un aneddoto, un consiglio, una citazione, un’immagine o quello che vuoi.

Una delle mie prime allieve, avevo 18 anni, una volta venne a fare la sua prima lezione di prova di impostazione di Pilates: alla fine della lezione, con un sorriso e guardandomi negli occhi mi disse “Oh, che bello, mi è proprio piaciuta questa lezione: ho trovato il mio sport!”. Fu una cos

a buffa perchè alla fine Pilates non è uno sport vero e proprio, di quelli che prevedono delle regole, è un’attività posturale, ma lo disse contenta, come per aver trovato una sua dimensione.

E un’altra cosa un po’ simpatica è successa quando una ragazza mi ha detto “ah, non sapevo di avere una scapola!” ed è una battuta che mi è capitato di sentire anche più di una volta da quando insegno, da persone che comunque hanno iniziato ad avere una coscienza del proprio corpo o di parti del proprio corpo che non erano loro così familiari.

 

Concludo infine con una citazione di Mata Hari:

“La danza è una poesia dove ogni parola è un movimento.”

 

Grazie per il tempo che ci hai dedicato: è bello trovare tutta questa passione!

Mi sono molto divertita a fare questa intervista, mi sono sentita libera di esprimermi come volevo con le persone giuste, e sicuramente con te: è stato un modo per conoscermi anche io meglio, scoprirmi un po’ meglio e per verbalizzare cose che in realtà non sono abituata a verbalizzare e contenta di poter far conoscere questa mia grande passione a tutti gli altri e magari di poterli contagiare un po’…

 

* Ti è piaciuta l’intervista? Vuoi leggerne altre? Le trovi tutte alla pagina La Bussola!

 

NB: ringrazio le mie compagne di corso per essersi gentilmente messe a disposizione per le foto 🙂

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