Proseguiamo con la quarta e ultima parte sulla stesura del curriculum (puoi recuperare le puntate precedenti quiqui e qui).

Dove eravamo rimasti?
Ah, sì. Dunque, dopo aver descritto per benino tutte le tue esperienze professionali, non resta che terminare con una serie di informazioni, più o meno importanti a seconda del tuo profilo professionale, ma che comunque non vanno omesse.

Stiamo parlando di:

Conoscenze informatiche

Se non sei un profilo informatico, basta indicare il livello di conoscenza del pacchetto Office, o qualche altro software particolare che hai usato (un gestionale per la contabilità o il magazzino per esempio).

Se invece l’informatica è il tuo mondo, è fondamentale essere dettagliati sulle competenze, meglio ancora se indichi il livello di conoscenza delle diverse tecnologie (un piccolo segreto: per cercare tra i diversi CV i Selezionatori in questo settore utilizzano molto volentieri la ricerca testuale, quindi se il livello della competenza ricercata è adeguatamente segnalato, nessuno perde tempo e siamo tutti più contenti).

 

Conoscenze Linguistiche

Anche qui va indicato il livello di conoscenza delle lingue.
Raccomando massima onestà: non scrivere “fluente” o “ottimo” se non lo parli quasi quotidianamente. In questo potrebbe venirci incontro il modello europeo del CV, che suggerisce di dettagliare il livello della comprensione orale, della lettura e della conversazione. Attenzione! Non sto usando di utilizzarlo, ma solo di prendere spunto! 😉

 

Formazione

Titolo di studio, data di conseguimento, istituto e, volendo, votazione (soprattutto se alta. Se ti sei diplomato con 36/60 trent’anni fa e oramai ti sei costruito la tua professione con un certo successo….bhè, possiamo evitare di sottolineare il voto della maturità, che dici?)

Si inseriscono dalla più recente alla più datata, fermandoci al diploma, oppure alla licenza media se non ci sono titoli successivi, ovviamente. A seguire inserisci i corsi di formazione ma, se sono molti, per non allungare eccessivamente il CV consiglio di indicare solo i più importanti, in termini di durata e notorietà.

Personalmente non apprezzo il lungo elenco di corsi e seminari su tematiche “soft” come la comunicazione, la gestione dello stress, l’organizzazione del tempo e il teambuilding…e tanto poi sono sicura che quella parte non la legge nessuno.

 

Dati personali

Luogo e data di nascita sicuramente, lo stato civile se vuoi (e qui potrebbe aprirsi un lungo capitolo sulla discriminazione di giovani donne sposate che non hanno ancora figli, o sulla bella impressione che fanno i giovani papà, ma direi che al massimo rimandiamo ad altra occasione).

Per gli ometti: la questione del militare la darei per sorpassata, a meno che serva a giustificare un buco di un anno nella descrizione delle esperienze professionali e che si sia raggiunto un grado che implichi delle responsabilità (l’esperienza nella gestione delle persone si matura in ogni contesto).

 

Hobby e interessi

Su questo tema ho già espresso il mio parere qui.
Se tuttavia hai un impegno di una certa rilevanza (alleni una squadra sportiva, sei donatore AVIS, volontario della protezione civile e così via) e che vuoi segnalare, piuttosto lascia l’informazione nella sezione precedente.
In ogni caso, se proprio non ne puoi fare a meno, ricorda che in italiano i termini stranieri non hanno plurale, quindi non voglio vedere obbrobri come hobbies!!!

 

Importantissimo!

Alla fine del CV (o anche all’inizio, va a gusti, basta che da qualche parte sia indicata!) occorre inserire la dicitura che autorizza il trattamento dei dati personali. Da maggio 2018 la frase corretta è questa:

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi dell’art. 13 d. lgs. 30 giugno 2003 n°196 – “Codice in materia di protezione dei dati personali” e dell’art. 13 GDPR 679/16 – “Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali”.

Naturalmente la puoi personalizzare a piacimento: l’importante è citare il riferimento normativo ed esplicitare la tua autorizzazione.

 

Sei riuscito a far star tutto in 2 pagine? Ottimo!
Altrimenti, via di forbici e riassunti, seleziona le informazioni davvero essenziali, oppure…gioca di carattere, margini e qualche espediente di formattazione…senza esagerare ovviamente!
Se proprio non ci sta tutto, ricorda: meglio 3 pagine che un CV in Times New Roman corpo 8…

 

NB: post aggiornato in data 10.10.2018

4 comments

  1. ChiaraTaz 30 Agosto, 2013 at 06:59 Rispondi

    Francamente l'ho sempre odiato, anche se ammetto che per lo meno fornisce una struttura univoca e senza il rischio che si tralascino delle informazioni importanti. Dall'altra parte certe sezioni erano anche abbastanza inutili o ridondanti.
    La cosa peggiore era l'aspetto estetico. Ora per fortuna hanno rivisto la grafica e devo dire che è molto più accattivante e mi sento anche di consigliarlo. In passato invece lo sconsigliavo sempre, a meno di doversi presentare per qualche concorso pubblico dove appunto era obbligatorio…ma ho sempre dato importanza alla personalizzazione, anche perchè leggere 50/100 CV tutti uguali ogni giorno, te lo posso assicurare, è veramente terribile!!!

  2. Marta Zanella 17 Ottobre, 2018 at 09:07 Rispondi

    torno dopo anni su questo post. Per porti un’altra questione.
    Nei modelli anglosassoni di cv che ho trovato in giro nessuno mette la data di nascita. Non parliamo dello stato civile. Ora, su questo potremmo aprire un capitolo a parte.
    Ma la data di nascita? Io la metterei, per come è fatta l’Italia. Ma è veramente essenziale? Perché nei modelli americani non c’è?

    • Chiara 17 Ottobre, 2018 at 09:36 Rispondi

      Nella cultura americana si cerca in ogni modo di evitare il pre-giudizio legato ad alcuni aspetti come l’età, il sesso (tanto lì ci sono un sacco di nomi unisex!), la situazione famigliare: per loro è normale.
      In Italia siamo abituati a metterla, la data di nascita, e tanto se si inseriscono altre informazioni, come la data del diploma, si può comunque evincere facilmente; però non è che sia fondamentale, mi è capitato di ricevere CV senza data di nascita e non ho difficoltà a consigliare di metterla in fondo, in modo che sia tra le ultime informazioni che il selezionatore vede, dopo essersi fatto un’idea della professionalità.
      Lo stesso per lo stato civile: non credo che sia una informazione rilevante, salvo poi venire fuori a colloquio; io però personalmente l’ho tolta dal mio CV e non lo segnalo come dato importante da mettere. Però la mia è un’opinione, e altri recruiter o consulenti potrebbero affermare che sia fondamentale indicarlo.

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