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[Intervista] L’attrice

Chiunque nella sua vita, immagino, ha calcato almeno una volta un palcoscenico, fosse anche solo per lo spettacolo di fine anno della scuola materna.
E c’è chi i palchi continua a frequentarli, magari ricoprendo più ruoli, a volte davanti a un pubblico, a volte davanti ad una telecamera.

Per questa Bussola incontriamo Veronica Franzosi, attrice milanese, e ci facciamo raccontare nei dettagli la vita dell’attore.

Benvenuta! Parlaci un po’ di te

Mi chiamo Veronica, ho 32 anni, vivo a Milano in una casa molto colorata con mio marito Diego. Sono appassionata di ecologia, arte, musica, cinema e teatro. Ho la fortuna di avere molti amici e amiche con cui condivido da tempo i momenti quotidiani e speciali della mia vita. Il mio luogo del cuore è un piccolo paese sul Lago d’Orta, Ameno. 

Ci racconti bene bene che lavoro fai?

Non faccio un lavoro solo, ne faccio tre e a volte quattro!
Sono laureata in Scienze dei Beni Culturali e lavoro fin dall’Università come educatrice al Muba, il Museo dei Bambini di Milano. Nel frattempo però mi sono diplomata all’Accademia d’arte drammatica Paolo Grassi, per cui dal 2013 lavoro come attrice, principalmente in teatro e pubblicità, ma ho anche partecipato a programmi tv (per tre anni sono stata nel cast di Maurizio Crozza, ad esempio), fiction  e cortometraggi importanti.
Nel 2018 mi sono specializzata con un Master come Operatrice di Teatro Sociale e Comunità, per cui ho iniziato a lavorare nel Teatro Sociale come conduttrice di laboratori, attrice e assistente alla regia. Ho lavorato con detenuti, richiedenti asilo, terza età e bambini.  In questo periodo mi sto dedicando alla mia prima regia di Teatro Sociale e ho iniziato a lavorare come Assistente alla Regia per diversi registi milanesi. 

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Descrivi la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)

Avere una “giornata tipo” nel mio caso è praticamente impossibile. Ogni settimana è diversa da quella precedente, e ogni giorno faccio qualcosa di diverso con persone diverse.
Il filo rosso che lega tutto devo tenerlo io: sono molto organizzata, ho adibito una stanza della mia casa a ufficio per tenere tutti i materiali in ordine, cerco di avere orari regolari e ogni giorno termino la giornata sistemando anche mentalmente quello che è successo e quello che succederà il giorno dopo. 

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?

In generale lavorare come libera professionista mi regala quello che per me è fondamentale: la libertà. Sono libera di organizzarmi come meglio credo il tempo e questo rende le cose a me più semplici.
Nello specifico come educatrice al Muba mi piace tanto entrare in relazione con le famiglie che accompagno nelle visite, conoscerle, raggiungere quel livello di serenità necessario per poter far attraversare con gioia l’esperienza del museo a tutta la famiglia. E poi mi piacciono tantissimo le mie colleghe!
Come Operatrice di Teatro Sociale mi piace prendermi cura delle persone, dare valore a ciascuno, mettere tutti quelli con cui lavoro nella condizione di scoprire qualcosa di bello di se’ e di se’ stessi dentro alle relazioni.
Come Assistente alla Regia, da attrice, mi piace tantissimo assistere alla creazione di un’opera teatrale e farmi da tramite nel dialogo tra gli attori e il Regista. È anche un lavoro che appaga la mia inclinazione al problem solving!
Per dirti cosa mi piace del lavoro da Attrice, quello tra tutti che più amo, ti cito una frase tratta da “Il Gabbiano” di Anton Checov: “Per chi ha provato il piacere della creazione non possono esistere altre cose”. Recitare è una delle esperienze più totalizzanti, complete e soddisfacenti della mia vita. Non posso farne a meno. 

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Foto di Manuela Giusto

Hai voglia di confessarci anche quello che ti piace di meno? O quello che cambieresti?

Dei lavori di tipo sociale (Educatrice, Operatrice di Teatro Sociale) non mi piace quando vengo trattata con superficialità, come se il mio non fosse un lavoro ma un simpatico volontariato fatto da una Mary Poppins carina e volenterosa. Lavorare con i bambini richiede semplicità,  immediatezza e un atteggiamento informale, e questo a volte viene scambiato per faciloneria. Una cosa semplice quasi mai è una cosa facile!
Del lavoro da attrice detesto la precarietà, l’essere molto spesso in balia del giudizio degli altri (regista, casting director), il dover incassare moltissimi “No!”, che a volte possono essere molto dolorosi, il dover entrare per forza “nel giro giusto” per lavorare. Ho collezionato moltissime delusioni fino ad ora, ma il mio amore per questo lavoro è troppo grande per rinunciare. Inoltre bisogna stare sempre in agguato per non assecondare troppo la vanità e l’egocentrismo che questo tipo di lavoro accentua. 

Da piccola, cosa rispondevi a chi ti chiedeva “cosa vuoi fare da grande?

Da piccola da razionale dicevo “la giornalista”, ma in realtà mi disegnavo sempre come una grande attrice. Il Teatro ha sempre fatto parte di me. 

Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro, o l’hai capito più tardi? E come l’hai saputo/capito?

Nel mio cuore ho sempre saputo di voler fare l’attrice, ma fin dal Liceo ho anche sviluppato un talento per il lavoro sociale, nello specifico con i bambini. Alla maturità mi ricordo di aver detto alla Commissione che avrei voluto fare la Drammaterapista, quindi un po’ avevo già capito come conciliare i due aspetti di me.
Ho però scelto di studiare Scienze dei Beni Culturali all’Università con indirizzo Storia del Teatro, ma la teoria mi stava stretta. Io volevo recitare! È stato il mio fidanzato dell’epoca a convincermi che avrei davvero potuto fare l’attrice. Ho smesso di lavorare al Muba e  dopo l’Accademia ho iniziato a lavorare sia in teatro che in Tv con Maurizio Crozza. Sono stati tre anni bellissimi, ma purtroppo finiti in maniera violenta perché sono stata “vittima” di un rimpasto del cast e mi sono trovata senza lavoro da un giorno all’altro.
Per fortuna in quel momento al Muba stavano cercando personale e ho ricominciato a lavorare li, da libera professionista. Lavorando ho riscoperto la mia seconda anima, quella da educatrice. Ho cercato di capire come far fiorire entrambe le mie anime e ho scoperto il Teatro Sociale. Ora faccio tutti e tre i lavori, grazie alla mia Partita Iva. 

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Come ti sei preparata per il tuo lavoro?

Ho studiato al Liceo Classico, e nel frattempo ho frequentato per sei anni una scuola di Teatro a Milano, Quelli di Grock. Mi sono laureata in Scienze dei Beni Culturali ad indirizzo teatrale alla Cattolica di Milano, lavorando nel frattempo al Muba.
Sono stata poi ammessa alla Paolo Grassi, l’Accademia di Arte Drammatica. Ho frequentato tantissimi laboratori e corsi di aggiornamento con diversi Maestri e Registi importanti.
Nel 2017 mi sono iscritta alla Scuola di Alta Formazione di Teatro Sociale della Cattolica e ho conseguito il diploma nel 2018. 

Quanto impegno hai messo nel progettare il tuo percorso professionale e quanto invece pensi abbia inciso la fortuna, il caso?

Nel mio lavoro al Muba e in quello nel Teatro Sociale il caso non c’entra nulla, e nemmeno la fortuna. Forse all’inizio, quando ho trovato l’annuncio di ricerca personale nel caso del Muba, ma tutto quello che ho è frutto di lavoro, programmazione, studio e progettazione.
Per quanto riguarda il lavoro da Attrice l’impegno è stato ed è enorme, con grandissimo investimento di tempo, energie, anima e amore. Purtroppo è un tipo di lavoro per cui la programmazione arriva fino ad un certo punto, e serve una botta di fortuna, il classico “trovarsi al posto giusto al momento giusto”. Se devo dirti la verità ancora il vero colpo di fortuna lo sto aspettando, e nel frattempo cerco di non farmi trovare impreparata. 

Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?

A chi sceglie di fare l’Attrice o l’Attore dico di non avere paura, di scoprire fino in fondo che tipo di artista si è, che cosa accende, che cosa si desidera nel profondo. Consiglio di andare tantissimo a teatro, di leggere più testi possibile, di conoscere la drammaturgia classica come la contemporanea, di non limitarsi all’appagamento della propria vanità e del proprio egocentrismo, ma di vivere questo lavoro come una ricerca artistica profonda e onesta. 
Per chi da attore si avvicina al Teatro Sociale sconsiglio di farlo se lo si considera come “piano B”, come un qualcosa di meno importante del Teatro di Prosa più in senso stretto. Prendersi cura di persone, specialmente di bambini, non è un gioco né qualcosa da prendere alla leggera, senza cura e professionalità. 

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Sfatiamo qualche mito o luogo comune legato alla professione dell’attore…e invece quali sono assolutamente reali?

Spesso le persone mi dicono “sei un’attrice, quindi quando mi parli fingi”. E’ una cosa che detesto profondamente. E’ vero che un attore è fragile, egoriferito e vanitoso. Però è anche una persona che quando lavora può contare solo su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria anima. 

Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Se ti va, sei libera di aggiungere un pensiero, un aneddoto, un consiglio, una citazione, un’immagine o quello che vuoi.

Per quanto difficile, frustrante, a volte fallimentare, scegliere di vivere assecondando la propria inclinazione è un atto di fede verso se stessi che consiglio a chiunque. Siamo cresciuti con il mito della sicurezza data dal posto fisso, dall’idea di dover scegliere un lavoro che sarà per sempre. Se ci rende felici questo, allora è giustissimo stare dentro questo schema e viverlo con gioia. Ma se questo non ci rende felici, se sentiamo il bisogno di assecondarci ed essere liberi di seguire la nostra vocazione non limitiamoci. Ti confesso che io ancora non sono perfettamente soddisfatta di quello che ho, ma sono sicura della mia scelta di rimanere su questa via. 

Puoi seguire Veronica su Instagram!

* Ti è piaciuta l’intervista? Vuoi leggerne altre? Le trovi tutte alla pagina La Bussola!

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