orientamento

Sonia Elicio e “The Multipods Revolution”

Abbiamo parlato di multipotenzialità in linea teorica e con un focus specifico sull’orientamento professionale per chi si ritrova nella definizione di multipotenziale.

Per concludere la rassegna su questo tema ho voluto interpellare qualcuno che vive in modo consapevole la propria multipotenzialità e la mette al servizio di chi si è appena affacciato a questo mondo di molteplici possibilità.

Do quindi il benvenuto sul blog a Sonia Elicio!

Ciao Chiara 🙂 grazie innanzitutto dell’intervista 🙂 mi fa molto piacere poter parlare di multipotenzialità, soprattutto se con qualcuno che si occupa di inserimento nel mondo del lavoro.

Ci racconti qualcosa di te?

Iniziamo già con le domande difficili? 😀

Mi presento. Mi chiamo Sonia Elicio e sono Multipotenziale. Ormai mi presento sempre così, non solo perché effettivamente sono multipotenziale, ma perché così evito di tenere i miei interlocutori incastrati per 5 minuti mentre racconto di cosa mi sto occupando in questo periodo.

Ma cosa significa che sono multipotenziale?

Beh, ho visto che ne avete già parlato sul tuo blog quindi un po’ mi avete inquadrata. Nel mio caso multipotenziale significa che sono una persona curiosa e assetata di conoscenza, che quando mi sono trovata davanti alla scelta “cosa voglio fare da grande?” ho deciso che non mi volevo limitare e sono rimasta aperta ad ogni opportunità.

Il che non significa assolutamente che non ho mai lavorato, anzi. Piuttosto significa che sono saltata volontariamente da un lavoro ad un altro, da un’impresa ad un’altra e da un Paese all’altro guidata solo dalla voglia di imparare ed esplorare le mie intersezioni.

Di solito a questo punto la domanda che mi fanno è “quindi com’è che ti guadagni da vivere?” 😀

In realtà, in questo viaggio in esplorazione delle mie intersezioni, l’ultima su cui la mia attenzione si è focalizzata è il Growth Hacking, che attualmente mi dà anche da vivere.

Sono consulente freelancer per start-up e business unit di imprese più grosse; ho fondato e gestisco quella che a breve diventerà una b-corp di fatto, che è The Multipods Revolution, un progetto nato proprio per aiutare i multipotenziali a smettere di sentirsi sbagliati ed educare le imprese su come integrare queste figure un po’ troppo diverse nel loro organico; in più aiuto a far crescere un progetto di volontariato nel campo della disabilità (no, quest’ultimo non produce redditi), sono host in un coworking… insomma, non mi annoio di certo.

Quando hai sentito per la prima volta la parola “multipotenziale”? 

Era il 2012.

Diplomata nel 2010 con ottimi voti e nessuno sforzo da parte mia, non vedevo l’ora di entrare nel mondo universitario. Volevo vivere quell’atmosfera di conoscenza, di possibilità e di futuro che credevo l’università portasse con sè.

La dura realtà è stata che ho scoperto che per andare all’università dovevi scegliere di fare una sola cosa ed anche molto specifica. Sapevo bene cosa non volevo fare, ma molto meno bene quello che volevo fare. Mi ero sempre immaginata libera, una donna di business indipendente, autonoma e con una propensione all’innovazione.

Invece mi sono iscritta a fisica. 😀

Ero molto brava nelle materie scientifiche, mi piaceva sapere come funzionavano le cose e la mia tesina di diploma era stata sulla teoria della relatività di Einstein. Sembrava l’idea più logica.

Nel 2012 ero a Fisica da due anni, davo gli esami, mi piaceva molto, passavo ore nelle aule dei miei professori a discutere le diverse possibili soluzioni di un problema. Che dire, ero soddisfatta. Ma nei weekend mi toglievo la maschera da scienziata e mi mettevo quella da markettara: lavoravo nelle vendite di Sky Italia, e non per arrotondare, a me piaceva proprio.

Nessuno ha mai pensato fossi strana, in realtà mi vedevano come una ragazza molto volenterosa che si dava da fare per non pesare sulle spalle dei suoi genitori.

Io però sapevo che non era così, sapevo che ad un certo punto avrei dovuto scegliere, che non avrei potuto continuare ad alternare la mia vita tra due attività così diverse.

Finché ad un certo punto il mio corpo mi ha costretta a scegliere. Ho dovuto affrontare una difficile malattia che mi ha costretta a fermarmi, mollare tutto quello che stavo facendo e dedicarmi a me.

In quel periodo spendevo molto tempo su internet, esplorando tutti i possibili corsi di crescita personale: credevo che per guarire il mio corpo dovessi anche fare pace con la mia mente.

Così, non so bene come, sono capitata su questo articolo in inglese che parlava di queste persone che venivano definite multipotenziali. Mi si è acceso un fuoco dentro. Ho capito subito che si parlava di me, che ero io quella persona inconcludente, che mollava le attività per noia, che amava portare avanti tanti progetti così diversi.

La vita però è strana. Dopo quel giorno non ho mai più parlato o sentito parlare di multipotenzialità, non sono riuscita ad approfondire perché l’inglese ancora non lo sapevo molto bene.

Perciò ho continuato a formarmi in crescita personale da autodidatta e poi, sconfitta la malattia, mi sono riscritta all’università, ma questa volta senza scegliere: ho fatto marketing per unire la mia propensione all’analisi e ai numeri alla mia indole creativa ed estrosa.

Qualche mese prima della mia laurea triennale, era il 2015, avevo appena saputo di essere stata ammessa in specialistica in Bocconi, trovo per caso in un articolo di Andrea Giuliodori il famosissimo Talk di Emilie (WapnickNdR) e ritrovo la parola “multipotenziale” ancora una volta. E lì ho capito che non era un caso, che mi sentivo ancora così, che non era confusione o l’età a farmi voler fare tutto, ero io.

Da quel momento questa parola non mi ha più abbandonata.

Ti ci sei riconosciuta subito? Ti sei sentita in qualche modo sollevata, o sei andata in crisi?

In realtà mi sono sentita sollevata ma allo stesso tempo ho pensato “e quindi?”. Non credevo fosse un problema essere diversi, almeno finché non sono dovuta entrare nel mondo del lavoro e confrontarmi con la rigidità delle imprese (e non parlo solo di Italia).

Sono andata in crisi quando ho capito che la multipotenzialità non era percepita come un valore aggiunto ma come una minaccia, e quindi nonostante il mio brillante curriculum venivo scartata perché ero poco motivata a crescere in un’azienda sola o in unica posizione lavorativa.

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Cosa vuol dire per te “essere multipotenziale”?

Per me essere potenziale significa avere dei processi di elaborazione mentali diversi, più complessi. Significa avere pensiero divergente, essere curiosi, sperimentare, imparare e riprovare. Significa trovare schemi comuni tra variabili che apparentemente non sembrano correlate. Essere possibilisti, non scartare nessuna opzione, provarle tutte e cercando di tenere insieme i diversi sé come un equilibrista. Significa cercare delle intersezioni, essere innovativi e perseverare con le proprie idee. Significa cercare di dare valore al mondo costruendo un futuro nuovo e positivo per tutti.

Purtroppo ad oggi la multipotenzialità è troppo correlata ad essere inconcludenti e scansafatiche ma nel mio percorso ho imparato che il problema non sono mai le persone, il problema sono i processi e le istituzioni.
La scuola non è stata pensata per formare figure multipotenziali e questo ci ha portato a crescere come persone emarginate, frustrate e difficili da inquadrare.

Inoltre una cosa che odio è parlare di multipotenzialità in opposizione agli specialisti: io sono una multipotenziale specializzata e le persone di maggior successo di tutto il mondo lo sono.

Non è un “o NOI o LORO”!

La collaborazione tra figure profondamente eterogenee è la chiave per costruire un futuro migliore, i multipotenziali e gli specialisti devono lavorare insieme perché si completano e ognuno aggiunge qualcosa all’altro.

Credo fermamente nell’intelligenza collettiva, nella contaminazione, ed è il motivo per cui porto avanti The Multipods Revolution: non per affermare la supremazia multipotenziale sul mondo, ma per creare spazio all’interno della società – e quindi delle imprese e della scuola – dove siano ammessi e accettati anche i multipotenziali e siano messi a supporto di figure specialiste.

Credo che bisognerebbe ripensare completamente la scuola, in primis, in modo da supportare con un apprendimento altamente personalizzato la natura di ogni individuo, sia esso specialista o multipotenziale, e allo stesso tempo riorganizzare la struttura aziendale per includere i multipotenziali in ruoli coerenti con le loro capacità.

E questi ruoli esistono e ne esisteranno sempre di più nel futuro.

Come gestisci questa tua caratteristica dal punto di vista professionale?

Come ti dicevo ho passato quasi tre anni della mia vita a sperimentare: ho lavorato in grandi multinazionali, in piccole imprese, in startup, in Italia e all’Estero. Non sapendo assolutamente scegliere ho deciso di provarle tutte in pratica, per capire cosa era meglio per me. Così dopo un lungo percorso e dopo aver messo delle solide basi soprattutto dal punto di vista delle competenze, oggi sono freelencer e imprenditore.

Da un lato faccio consulenza alle altre imprese nel campo del marketing e del growth hacking, dall’altro porto avanti la mia idea imprenditoriale coprendo un po’ tutte le funzioni aziendali a seconda delle necessità. Mi piace molto la parte di progettazione di idee in partenza, perché credo sia una fase in cui i multipotenziali possono davvero dare il meglio di sé.

Non ti sei accontentata di accogliere l’essere multipotenziale e tenertelo per te, ma hai dato vita ad un sito, ad una community su Facebook e ad un libro: ce ne vuoi parlare?

Per me scoprire di essere multipotenziale è stata la cosa che mi ha cambiato in meglio la vita! Perché finalmente avevo una “scusa” per non dovermi conformare ai percorsi degli altri e portare avanti il mio autonomo e indipendente percorso, fatto di strade diverse che a volte si intrecciano, altre divergono completamente.

Così, quando sono andata in anno sabbatico in Inghilterra a compiere l’ultima parte di quel viaggio alla scoperta di cosa volessi fare nella vita, ho deciso che avrei cercato gli altri multipotenziali italiani per sapere loro com’è che si stavano muovendo, cos’è che facevano nella vita.

Così è nato The Multipods Revolution, un progetto che ormai ha più di un anno e sta mettendo insieme multipotenziali con storie molto diverse tra loro ma con la voglia di emergere e finalmente abbracciare la loro diversità e farla entrare nella loro quotidianità.

Il mio libro, La Rivoluzione Multipotenziale, è stato scritto proprio partendo dalle storie di tutti i multipotenziali che ho incontrato e racconta perché questo è il momento giusto per essere multipotenziali, quali sono le caratteristiche che ci contraddistinguono, quali i blocchi che dobbiamo superare e perché non dovremmo rassegnarci a vivere una vita da specialisti.

In fondo il vero valore che possiamo dare alla società è essere noi stessi e sfruttare al massimo la nostra multipotenzalità.

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Quali sono le istanze più frequenti che emergono dalla community?

In realtà siamo composti da due grandi correnti: coloro che vorrebbero essere dipendenti ma preservare la propria multipotenzialità e poterla sfruttare in azienda, e coloro che vorrebbero portare avanti dei progetti personali che incontrano le loro intersezioni.

I primi hanno difficoltà più di placement, poichè i loro curricula spesso sono pieni di esperienze diverse e in contraddizione tra loro, di salti e di cambi di rotta, e questo ai recruiter non piace.

I secondi, invece, spesso non hanno ancora sviluppato le competenze per lanciare un progetto e quindi dopo un primo periodo di prova, senza grandi risultati, mollano e cambiano idea.

Quali consigli ti senti di lasciare a chi sospetta di essere multipotenziale, o è un po’ in crisi e teme di essere inconcludente?

Questa domanda mi piace molto.
Io credo che la terapia d’urto per un multipotenziale sia solo una: devi fare tutto.

Non perdere tempo a cercare, su carta, la tua vera e unica passione nella vita, non scegliere a tavolino, non fare tabelle di pro e contro infinite. FAI, AGISCI, d’istinto, senza pensare.

Passa da un lavoro all’altro o da un’università all’altra se credi di volerlo fare, esplora le tue intersezioni, mettiti alla prova e senti sulla tua pelle dove sei più bravo, cosa più ti piace fare.

Solo in questo modo troverai l’equilibrio di cui parlavo prima, scoprendo quante attività puoi sopportare insieme senza impazzire, quanto tempo riesci a stare fermo e portare avanti una cosa specifica, quali sono le aree che ti accendono, che ti piacciono di più e a cui non puoi rinunciare. Essere multipotenziale è affascinante e nello stesso tempo molto complesso, devi darti tempo per metabolizzare quello che sei e imparare a conoscere te stesso.

Infine un piccolo trucco: circondati di multipotenziali positivi, persone che fanno mille cose, sperimentano, sono attivi e creativi e nello stesso tempo pratici e pragmatici. Persone che ti ispirino, che ti facciano sentire meno strano e ti aiutino a vedere le possibilità qualora tu non riesca a vederle.

Grazie mille, Sonia, per la tua storia e i tuoi incoraggiamenti, che sono sicura saranno utili e di sostegno per chi si sta avventurando ora sulla strada della multipotenzialità.

Grazie anche per l’omaggio riservato ai lettori del blog, che possono acquistare il libro La Rivoluzione Multipotenziale con uno sconto di 5€ utilizzando il codice LeFaremoSapere_5 😉

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