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[Intervista] L’Head Hunter

Sono veramente contenta di ospitare in questa Bussola una “quasi collega”: ho così la possibilità di farti scoprire da un’altra voce cosa significhi lavorare nel campo delle Risorse Umane, in particolare per un head hunter, e al contempo poter scendere un po’ nei dettagli di quella che , ad occhi esterni, è la professione di chi si limita a “far colloqui e leggere curricula”. 

E la cosa ancora più bella è la passione che trapela dalle parole di Margaret, e che alimenta la sua attenzione alla persona e alle sue qualità e l’importanza della relazione (ancora una volta, parliamo di network! 😉 )

 

Benvenuta! Parlaci un po’ di te
Se dovessi descrivermi con un’immagine, sarebbe il mare nelle giornate tiepide d’inverno, a Sud Italia: calmo e sereno in superficie, ma in continuo movimento nelle profondità.
Se, invece, per descrivermi potessi scegliere una disciplina, sarebbe la musica. E, nello specifico, la musica jazz perché l’improvvisazione e il divertimento delle jam session non possono prescindere dalla preparazione tecnica, continua e attenta.
Mi chiamo Margaret, ho 39 anni e circa 15 anni fa ho scelto di lavorare nelle Risorse Umane. Oggi faccio l’Head Hunter, che tradotto in italiano suona come “cacciatore di teste”; in realtà amo definirmi Scopritore di Talenti e il valore che do al mio lavoro ruota tutto intorno a questa bellissima e misteriosa parola: “talento”

 

Ci racconti bene bene che lavoro fai?
In sintesi: pongo domande.
Ragion per cui, ti rispondo con una domanda: a cosa ti fa pensare la frase “il mio obiettivo è ricercare le migliori risorse sul mercato”? E te ne propongo anche un’altra, per me molto importante: “se tu avessi la possibilità di assegnarti un job title, che descriva davvero ciò che fai, dando valore al tuo lavoro, a prescindere dal titolo che il tuo datore di lavoro ti assegna da contratto, quale sarebbe?”
Partendo da queste riflessioni, sulle quali ti invito a soffermarti per definire bene il tuo percorso professionale, puoi ben capire che quando dico “faccio l’Head Hunter” non mi sento soddisfatta. Head Hunter non è il job title che descrive veramente quello che faccio. Perciò mi piace dichiarare che io scopro talenti.

Ho due tipologie di clienti: le aziende, che esprimono l’esigenza di colmare una vacancy, e i candidati, che hanno valori, personalità, competenze ed esperienze da raccontarmi. Il mio obiettivo è incrociare le esigenze dell’Azienda con i talenti delle persone che incontro, in modo che ambedue le parti siano professionalmente pienamente soddisfatte.

Generalmente organizzo le mie attività con approccio progettuale, pianificando in dettaglio tutte le fasi:
– Raccolgo la descrizione dettagliata della figura professionale di cui ha bisogno l’Azienda cliente;
– Sulla base delle informazioni ricevute, effettuo un’analisi di mercato per individuare le persone che per esperienza, provenienza di settore e peculiarità “nascoste” possano avvicinarsi quanto più possibile alle esigenze espresse dall’Azienda cliente;
– Una volta definita la target list, contatto i potenziali candidati e li incontro, generalmente di persona, ma anche attraverso skype, per un’intervista strutturata.
– Preparo un book con la short list da presentare all’Azienda cliente, che sceglie chi portare avanti nell’iter di selezione e procedo a organizzare i colloqui in loco.
– Seguo i candidati fino al momento dell’inserimento in Azienda, supportandoli anche nelle fasi di negoziazione contrattuale.

Un aspetto fondamentale del mio lavoro, a prescindere dalle fasi sopra descritte, è mantenere le relazioni soprattutto con i candidati che non sono rientrati in short list, seguendo costantemente il loro percorso e per poterli tenere in considerazione per altre opportunità maggiormente in linea sia con le competenze sia con i desiderata (tipologia di azienda, tipologia di lavoro e pacchetto retributivo cui aspirano).

 

Photo by mentatdgt from Pexels

 

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Senza dubbio, l’aspetto che trovo più interessante del mio lavoro è il confronto sia con le Aziende sia con i Candidati: attraverso le Storie Professionali e Organizzative, sento di arricchirmi, traendo costantemente spunti di riflessione per migliorare l’approccio e affinare le domande da porre di volta in volta.

 

Hai voglia di confessarci anche quello che ti piace di meno? 
Faccio fatica, umanamente, a restituire feedback non del tutto positivi alle persone che non superano l’iter di selezione, nonostante molte volte siano davvero interessati alla posizione per la quale si stanno candidando. In quel caso, cerco di restituire un riscontro oggettivo e quanto più possibile costruttivo per aiutare i candidati a dare il meglio di sé alla prossima occasione.

 

Come eri da piccola? E come immaginavi saresti stata “da grande?”
Se dovessi descrivermi con un solo aggettivo sarebbe “sognatrice”. Lo sono sempre stata, sin da piccola. Ero una bambina con un sorrisone grande e con gli occhi rivolti verso le nuvole. Il mio primo ricordo d’infanzia – e chi mi conosce me lo avrà sentito raccontare mille milioni di volte – è associato a una bimba distesa su un libro di favole, di quelli illustrati, e grande più di me, che col dito puntato cercava di tenere il segno e di imparare a leggere. Quando ero piccolina volevo scrivere: volevo fare la giornalista, volevo fare la scrittrice, volevo scrivere storie per bambini.

 

Poi però, visto che non stiamo parlando della tua ultima fatica letteraria, dev’esserci stata una svolta: ce ne vuoi parlare?
Per assecondare la mia passione, ho conseguito la Laurea in Letteratura Teatrale Italiana. Durante gli Studi ho però ulteriormente sviluppato una forte curiosità per l’altro da me e al contempo ero interessata a scoprire la vita in Azienda. Così ho scelto di frequentare un Master, in Risorse Umane e Organizzazione, organizzato da Fondazione ISTUD, che all’epoca era partner dell’Università Cattolica.
Da quel momento in avanti non ho mai smesso di aggiornarmi; ho frequentato tutti i corsi interaziendali che avevo a disposizione: Tecniche di Selezione del Personale, tecniche di Assessment, Role Playing e Colloqui di Gruppo, Aggiornamenti Normativi, Pianificazione ed Erogazione della Formazione, Comportamento Organizzativo, Elaborazione e Gestione di Costo del Lavoro e Cedolino.

Attualmente sto terminando il Master in Coaching e, per frequentarlo, ho scelto un luogo con un nome bellissimo: Accademia della Felicità, perché il mio obiettivo professionale è portare felicità e soddisfazione professionale alle persone con le quali per lavoro entro in contatto. Questo percorso, profondamente trasformativo, ha confermato che il “viaggio” fin qui percorso è totalmente volto a comprendere e far comprendere che noi tutti possediamo le potenzialità per poter fare tutto ciò che desideriamo.

 

Photo by Lukas from Pexels

 

Quanto impegno hai messo nel progettare il tuo percorso professionale e quanto invece pensi abbia inciso la fortuna, il caso?
Niente avviene per caso o per fortuna: allenamento, impegno, volontà, determinazione, un pizzico di sana ambizione e soprattutto passione mi hanno condotta fino a qui. “Ama ciò che fai, e non lavorerai un solo giorno della tua vita”: è una frase ultra-inflazionata, ma non trovo altro modo per descrivere quello che provo.

 

Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
Il suggerimento è quello di studiare e prepararsi. Per spiegarmi meglio, prendo in prestito una parte della risposta alla tua prima domanda, quella in cui mi chiedi di parlarti un po’ di me: l’improvvisazione e il divertimento […] non possono prescindere dalla preparazione tecnica, continua e attenta.
Dunque se sceglierete di lavorare nell’ambito della Selezione del Personale, non trascurate di aggiornarvi sempre, perché i candidati che incontrate meritano risposte chiare; siate attenti alle persone, perché PERSONA è più importante di PROFESSIONISTA; non siate costruiti e siate empatici, perché possiate ispirare fiducia. Mettete passione, perché potranno esserci ostacoli da superare, e avrete a volte bisogno di ritrovare motivazione ed entusiasmo
Divertitevi. Siate musica!

Photo by Lucas Allmann from Pexels

Grazie Margaret per il tuo racconto e per l’incoraggiamento: essere musica, lasciarsi ispirare senza dimenticare la preparazione è sicuramente un consiglio di cui far tesoro.

Puoi trovare Margaret sui vari social, e in particolare su LinkedIn.

 

* Ti è piaciuta l’intervista? Vuoi leggerne altre? Le trovi tutte alla pagina La Bussola!

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