Ho intercettato l’ospite di questa Bussola su Instagram: mi hanno colpito soprattutto le immagini dei dettagli degli strumenti, punti di vista inusuali e in qualche modo intimi. L’ho studiato per un po’ e poi mi sono fatta avanti: volevo sapere tutto della sua professione! Signore e signori, ecco a voi…il liutaio!

 

Benvenuto! Parlaci un po’ di te.
Mi chiamo Gianmaria Stelzer, vengo da Trento e ho 31 anni. Sono un liutaio professionista, mi occupo di costruzione, riparazione e restauro di strumenti musicali ad arco.
Da ormai tre anni mi divido tra Trento, dove ho il mio laboratorio, e Londra, dove lavoro come assistente part-time del liutaio Philip Ihle. A Trento mi occupo principalmente di manutenzione e restauri, non ho orari né giorni di riposo quindi mi capita spesso di rimanere in laboratorio 12-14 ore al giorno per soddisfare al meglio le necessità dei miei clienti; a Londra, invece, facciamo solo costruzione, i ritmi sono più “umani” e gli orari canonici.

 

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Soddisfare il musicista, dare sfogo alle mie ossessioni estetiche, non avere limiti nel ricercare e perseguire il massimo ideale di precisione e qualità.

 

Hai voglia di confessarci anche quello che ti piace di meno? O quello che cambieresti?
Capita di avere a che fare con clienti impossibili, con giornate storte, con momenti in cui le ore non passano mai e preferirei essere in viaggio. Ma credo che si tratti di problemi comuni a moltissimi mestieri, se non a tutti.

 

Da piccolo, cosa rispondevi a chi ti chiedeva “cosa vuoi fare da grande?”
Ho avuto come ogni bambino la fase del pompiere e dell’astronauta, del chirurgo e del viaggiatore; non ho mai perso occasione di “mettere le mani” in qualsiasi cosa mi incuriosisse, dalla radio di casa smontata e irrimediabilmente compromessa alla fotografia, dal restauro di mobili e cornici alla musica…ai violini.

 

Come sei approdato alla tua attuale professione? Quanto impegno hai messo nel progettare il tuo percorso professionale e quanto invece pensi abbia inciso la fortuna, il caso? 
Suono il violoncello da quando avevo 8 anni: arrivato a 20, agli inizi di un percorso universitario di scarsa soddisfazione e ancora minore “affinità”, mi sono ritrovato a fare musica quasi a tempo pieno. Non avendo però mai aspirato alla carriera di musicista professionista, mi è sorta la domanda che probabilmente giaceva inespressa da tempo: che cosa sto suonando? Cos’è un violoncello, perché ha questa forma, di che materiale è composto e chi lo costruisce, com’è fatto e…come si smonta?
Mi sono perciò iscritto alla Scuola Civica di liuteria del Comune di Milano, diplomandomi a pieni voti nel 2011; nel frattempo e nell’anno successivo ho lavorato a Trento a bottega dal compianto Maestro Luca Primon, prematuramente scomparso l’anno scorso, ho seguito altri corsi stagionali di liuteria e verniciatura, e nel 2012 ho aperto il mio laboratorio.
La fortuna ha inciso molto in un unico fattore, peraltro fondamentale: fin dall’inizio mi sono gettato a capofitto nella liuteria, ma che ne fossi portato o che mi appassionasse realmente non l’ho deciso, è semplicemente successo.

 

Come nasce uno strumento musicale?
I violini di liuteria sembrano tutti uguali, ma ognuno è diverso perché vanno gestite moltissime variabili, dalle esigenze del musicista alla “personalità” del legno, senza contare un’evoluzione creativa individuale cui solitamente si aggiunge una maggiore competenza, con conseguenti scelte estetiche e acustiche spesso nuove e differenti. Si parte da una fase di progettazione, alla scelta dei legni, alla loro lavorazione prevalentemente manuale. Per completare un violino non verniciato (“in bianco”) ci vogliono tra le 3 e le 5 settimane. Poi inizia la fase di preparazione e verniciatura, per la quale bisogna mettere in conto circa 2 settimane, e si conclude con la messa a punto acustica e le finiture, che possono richiedere un’ulteriore settimana. Parlando di violoncelli, il tempo necessario è solitamente il doppio.

 

Immagino che il lavoro di un liutaio su ogni singolo strumento sia molto intenso e concentrato: che rapporto hai con le tue creazioni? È difficile “lasciarle andare” o è un aspetto che fa parte del lavoro e quindi, possiamo dire, naturale?
Durante la costruzione di uno strumento la connessione che si stabilisce è enorme: studio, concentrazione, tempo e sudore sono alla base di un buon risultato e il pensiero torna allo strumento in qualsiasi momento del giorno, e della notte. A me capita che in fase di verniciatura questo legame si allenti leggermente (il violino va lasciato in pace ad asciugare, fino ad un giorno intero per ogni mano), con un distacco obbligato che mi aiuta molto ad abituarmi all’idea di lasciarlo andare consegnandolo al musicista. Ma c’è un aspetto meraviglioso e a mio avviso imprescindibile del mestiere di liutaio: a cadenza più o meno annuale ogni strumento torna in laboratorio per un controllo, per discuterne con il proprietario, per lavori di manutenzione o interventi estetici sulla vernice, quindi non mi abbandona mai. Io non ho figli, ma credo che qualche genitore leggendomi possa capirmi.

 

Oltre che liutaio, sei anche musicista: è indispensabile saper suonare uno strumento per poterlo anche costruire? Fino a che livello eventualmente bisogna conoscere la musica?
Conosco molti liutai di fama internazionale che non sanno suonare, io del resto con il violoncello mi ci diverto senza pretese e a fatica riesco a tenere in posizione un violino. Suonare uno strumento ad arco di certo male non fa, ma quel che più importa è “avere orecchio”: in fase di valutazione finale il liutaio ascolta lo strumento suonato dal musicista, ne interpreta le sensazioni e agisce di conseguenza.

 

Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
Direi quello che il mio Maestro aveva detto a me: se lo vuoi fare, fallo bene e con onestà; se con la liuteria vuoi arricchirti o avere vita facile, per il tuo ed il mio bene cambia idea finché puoi!

 

Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Se ti va, sei libero di aggiungere un pensiero, un aneddoto, un consiglio, una citazione, un’immagine o quello che vuoi.
In ogni mio strumento amo scrivere una citazione più o meno nota, in cui però credo sempre profondamente; il mio unico contrabbasso riporta una frase attribuita al compositore Gustav Mahler, che così recita: “La tradizione è salvaguardia del Fuoco, non adorazione della cenere“. Un saluto a tutti!

Potete seguire Gianmaria sul suo sito o su Instagram.

Le foto che ritraggono Gianmaria nel suo atelier sono di Michele Pavana (che potete trovare anche su Instagram).

* Ti è piaciuta l’intervista? Vuoi leggerne altre? Le trovi tutte alla pagina La Bussola!

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