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[Intervista] La Stratega per piccoli business

Stratega: una professione che richiama alla memoria la tenda del generale nell’accampamento, una grande mappa dispiegata sul tavolone, e tutti i comandanti attorno a spostare miniature di truppe amiche e nemiche. Ma forse viene in mente solo a me, cresciuta a pane e Asterix, storia romana e Game of Thrones.

Se ricorriamo all’inglese, aggiungendoci un bel “business” davanti, lo “strategist” potrebbe far venire in mente un manipolo di uomini in giacca e cravatta, un po’ à la Agente Smith di Matrix, valigetta in mano e sguardo truce.

Invece poi incontriamo Chiara Manfrinato, stratega per piccoli business, e troviamo subito il lato umano (e sicuramente più simpatico) della strategia rivolta al business: nata dal cervello, ma con amore.

 

Ciao! Parlaci un po’ di te

Sono Chiara, ho quasi quarant’anni e da un anno a questa parte ho cambiato vita per l’ennesima volta. Sono tornata a vivere nella mia città, Palermo, perché non ce la facevo più a stare senza sole e senza mare. E mi sono (ri)messa in proprio perché volevo fare un lavoro che mi piacesse davvero. Nel tempo libero, di solito, infilo un paio di scarpe comode e le cuffie, e me ne vado in giro alla ricerca di ispirazione.

 

Ci racconti bene bene che lavoro fai?

Faccio la stratega. Aiuto chi vuole mettersi in proprio o chi si è messo in proprio da un po’ a creare un piccolo business unico, che gli somigli e che funzioni. E poi a raccontarlo e a promuoverlo in maniera altrettanto unica, per fare in modo che continui a funzionare.

 

Che differenza c’è tra stratega e business coach? Cosa porta un piccolo imprenditore a scegliere di affidarsi all’una o all’altra figura professionale?

Non sono sicura di sapere benissimo cosa fa un business coach. O forse ogni business coach fa cose diverse. Ma nella mia percezione ignorante, un business coach ti accompagna all’inizio, ti aiuta a focalizzare quello che sai fare e che ti piace fare e a scegliere la carriera giusta per te. Una stratega c’è in quella fase ma c’è anche dopo. Io con i miei clienti lavoro su tanti fronti. Se vuoi metterti in proprio ma non sai esattamente cosa fare o come farlo, lavoriamo sull’idea di business vera e propria, e capiamo come farla funzionare concentrandoci soprattutto sull’identità del brand, sul cliente ideale, e sull’offerta. Ma essere una stratega significa esserci anche dopo, per mettere a punto le strategie di comunicazione e marketing. Ti serve un sito e di che tipo? Ti serve un blog e cosa ci scrivi? Ti serve una newsletter e ogni quanto la mandi? Devi stare sui social? E su quali? E come? Hai deciso di lanciare un nuovo prodotto o un nuovo servizio e devi trovare il modo per promuoverlo al meglio? In generale, chi decide di lavorare con me non lo fa perché faccio qualcosa di speciale ma perché gli piace il modo in cui lo faccio, perché sente che c’è affinità, perché si fida.

 

Come si sviluppa una consulenza?

Una consulenza, almeno nel mio caso, parte sempre dal cliente. Devo capire chi ho di fronte, quali sono le sue passioni, qual è la sua personalità. E devo entrarci in sintonia. Per questo, per i percorsi un po’ più articolati, faccio sempre una prima call conoscitiva. Dopo, quando si comincia a fare sul serio, partiamo da due cose fondamentali e spesso trascurate: obiettivi e bisogni. Una strategia di business efficace deve fondarsi su quello, diversamente è fuffa. Si lavora molto da entrambe le parti: con esercizi su misura, brainstorming, mail, call e report riassuntivi. Alla fine della consulenza, i miei clienti sono pronti a lanciare o a rilanciare il loro business, e soprattutto sono pronti a darsi da fare, perché quello è solo l’inizio. Poi tocca a loro farsi il mazzo, per raccontare e promuovere il loro business, online ma non solo.

 

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?

La cosa che mi piace di più del mio lavoro è che mi permette di avere a che fare con persone di ogni tipo, spesso molto diverse tra loro e molto diverse anche da me, ma con le quali condivido una serie di valori che sono alla base sia della mia vita sia della mia professione. Mi piace molto anche scoprire professioni che conosco poco, universi molto lontani dal mio. E mi piace poter coltivare la mia creatività e metterla a frutto. Perché se non facessi questo lavoro, probabilmente avrei decine e decine di quaderni delle idee mai realizzate. Invece succede esattamente il contrario: le mie idee vedono la luce, e contribuiscono a fare nascere o a consolidare dei piccoli business unici.

 

 

Hai voglia di confessarci anche quello che ti piace di meno? O quello che cambieresti?

Non c’è niente che non mi piace del mio lavoro. In fondo non me lo sono solo scelta, me lo sono proprio costruita addosso. Se proprio devo trovare il pelo nell’uovo, mi dispiace che tutto avvenga a distanza, attraverso uno schermo. Per come sono fatta, mi piacerebbe incontrare i miei clienti anche dal vivo, berci un caffè insieme, cose così. Ma non è detto che non succeda in futuro.

 

Da piccola, cosa rispondevi a chi ti chiedeva “cosa vuoi fare da grande?”

Rispondevo una cosa diversa ogni volta. Le prime che mi vengono in mente sono: rockstar, stilista di moda, libraia, ereditiera. E ovviamente non ho fatto nessuna di quelle cose. Tra l’altro, mi piace cambiare. Quindi ogni tanto mi capita ancora di pensare a cosa potrei fare non dico da grande ma da anziana.

 

Come sei approdata alla tua attuale professione? Quanto impegno hai messo nel progettare il tuo percorso professionale e quanto invece pensi abbia inciso la fortuna, il caso?

Ho cominciato a lavorare nella comunicazione web per puro caso, o quasi. Quando sono arrivata a Parigi  non c’era ancora stato il boom delle professioni digitali. Facebook era un oggetto un po’ misterioso, Instagram nemmeno esisteva. E io avevo un profilo interessante perché avevo sempre bazzicato Internet, perché ero in grado di scrivere in tre lingue, perché pur non essendo una specialista di niente, avevo un po’ di basi di tante cose: blog, HTML e CSS, Photoshop… quindi ho trovato lavoro abbastanza in fretta. Di contro, non è stato facilissimo decidere di mettermi in proprio, avviare il mio business, quello sì. La cosa ha richiesto molto lavoro, molto impegno, e anche una certa dose di follia. Ancora oggi, la domanda che mi fanno più spesso è: Perché sei tornata a Palermo? Perché hai rinunciato alla sicurezza di un buon lavoro? Perché hai abbandonato il mondo dei grandi brand per lavorare con i freelance, con i liberi professionisti e in generale con piccoli business?

 

 

Come ti sei preparata per il tuo lavoro? Ti formi/aggiorni con costanza? Su quali temi?

Il mio percorso è stato tutt’altro che lineare. Ho studiato Lingue e per molti anni ho lavorato nell’editoria, soprattutto come traduttrice di narrativa. Quando quello che facevo ha smesso di appassionarmi, ho deciso di reinventarmi. Così ho fatto i bagagli e mi sono trasferita a Parigi. L’universo del digitale mi aveva sempre appassionata e così ho cercato lavoro in quel mondo. Ho fatto tutta la gavetta, da community manager a project manager e social media / web / digital strategist eccetera. Fondamentalmente mi sono formata sul campo. Che poi, forse, è l’unico modo per formarsi davvero in questo settore dove tutto cambia di continuo, e anche in fretta. Ovviamente continuo a formarmi e ad aggiornarmi anche (e forse soprattutto) su temi che sembra abbiano poco a che fare con il mio mestiere e invece possono offrire spunti molto interessanti. Penso alla psicologia sociale, che è un argomento che mi affascina molto. Ma anche al rap o al mondo dei beauty YouTuber. Sono cose che mi aiutano a pensare outside the box, a coltivare la creatività, a proporre cose un po’ diverse.

 

Immagino che quella dello stratega non sia una professione che si possa scegliere di fare senza aver prima vissuto un po’ nel mondo del lavoro: cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo mestiere?

Sì, penso che un’esperienza nelle agenzie di comunicazione sia fondamentale. Questo lavoro non si impara leggendo libri o seguendo corsi, o almeno non solo. Questo lavoro si impara facendolo. Dico di più: chi vuole occuparsi di strategie di business deve avere anche molte competenze trasversali. Uno stratega non crea siti, non realizza loghi o grafiche, non si occupa di SEO, ma deve masticare un po’ di tutte queste cose. E sono tutte cose che io ho imparato in gran parte lavorando fianco a fianco con webmaster, graphic designer, specialisti SEO.

 

Quali sono secondo te le caratteristiche imprescindibili di un business strategist? Sono innate o si possono in qualche modo acquisire?

Le competenze sono importantissime, ovviamente. E quelle si acquisiscono studiando e facendo esperienza, come dicevo prima. Ma sì, secondo me bisogna avere anche delle caratteristiche che sono innate ma che vanno costantemente coltivate. Direi: empatia, curiosità, creatività, un pizzico di intuito. E anche una buona dose di razionalità e concretezza.

 

Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Solitamente per concludere chiedo ai miei ospiti di aggiungere un pensiero, un aneddoto, un consiglio, una citazione, un’immagine ma, conoscendoti un po’, questa volta oso chiederti direttamente una citazione di tipo musicale 😉

Allora cito una frase di Bianca, degli Afterhours, e cioè: “Se c’è una cosa che è immorale è la banalità.”

 

Se sei incuriosito dalla professione di Chiara puoi seguirla sulla sua pagina Facebook e su Instagram, oltre che (naturalmente!) sul suo sito.

 

* Ti è piaciuta l’intervista? Vuoi leggerne altre? Le trovi tutte alla pagina La Bussola!

 

NB: tutte le foto di questo post, esclusa quella di copertina, sono di Chiara Manfrinato, che ce ne ha gentilmente concesso l’utilizzo.

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