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[Intervista] Il sistemista

Ospitiamo in questa intervista uno dei più classici profili professionali in ambito informatico, ovvero il sistemista. Quello che chiamiamo quando ci si rompe il PC, insomma. Ah, no? No.

Ciao! Parlaci un po’ di te

Mi chiamo Stefano Sartini ed ho dedicato gran parte della mia vita lavorativa all’attività di Sistemista Linux/Unix, una passione nata relativamente tardi dal momento che ho iniziato a “giocare” con i computer a 6 anni e fino ai 20/22 anni ero molto più interessato alla programmazione che non alla gestione dei sistemi operativi. È stato il mio incontro con Linux a cambiare il corso della mia vita e farmi diventare poi sistemista.

 

Spieghiamo bene cosa fa un sistemista e perchè non è solo “un informatico”… 😉 

L’attività principale di un Sistemista è governare i server che stanno alla base della totalità dei servizi che vengono offerti oggigiorno in rete ed assicurarsi che tali servizi non subiscano interruzioni; in tal caso si passa dalla gestione ordinaria alla gestione della crisi e un buon sistemista di fatto è colui che ripristina il servizio in tempi brevissimi e risale alla causa del down (disservizio). Nello specifico, per chi si occupa di server Linux raramente si ha il fornitore a supporto come per sistemi proprietari ed il grosso del lavoro di analisi è fatto da ricerca su Google ed intuizione, uniti al bagaglio di esperienza che ognuno si crea nel corso degli anni. Tenete presente che sono definizioni di massima, ci sono tantissime sfumature in base alle competenze specifiche e soprattutto alla seniority di ogni sistemista.

 

Descrivi la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)

La giornata tipo di fatto non esiste se non come macroconcetto: si fanno verifiche sui sistemi, si pianificano evolutive se fa parte dei propri compiti, si guardano i report degli strumenti di monitoraggio e soprattutto si attende che succeda qualcosa. Diversamente da chi sviluppa codice l’attività sistemistica in sé è asincrona, si reagisce ad eventi specifici: un server che smette di funzionare, una connessione che cade, una scheda di rete che si rompe, un applicativo che rallenta ed ecco che si viene ingaggiati: da lì in poi non esiste una giornata tipo ma si vive alla Dr. House, cercando di capire cosa è andato storto e come “salvare il paziente”, in questo caso il servizio erogato.

 

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Ho sempre apprezzato la parte più analitica e di problem solving, e per quanto strano a credersi, le crisi. Sono quei momenti frenetici in cui qualcosa sta andando maledettamente storto e bisogna trovare una soluzione al volo, di qualsiasi tipo ed a qualsiasi costo. Un altro aspetto interessante è la scelta e la predisposizione degli strumenti di lavoro, quasi sempre opensource, che ti permette di cucirti il lavoro addosso e lavorare al meglio.

 

 

Hai voglia di confessarci anche quello che ti piace di meno? O quello che cambieresti?

Purtroppo l’attività di sistemista è un lavoro che dà poca visibilità: ci si accorge dei sistemisti solo quando qualcosa va storto, mentre se nel restante 99% del tempo le cose vanno lisce è solo grazie al loro lavoro spesso oscuro ma importantissimo. In piccola parte è anche colpa degli stessi sistemisti che molto spesso non sono portati a dedicare tempo alle PR ma alle cose concrete.

 

Da piccolo, cosa rispondevi a chi ti chiedeva “cosa vuoi fare da grande?”

L’inventore, ed in parte l’ho realizzato quando programmavo; mi sento pero’ di dire che facendo il sistemista non sono andato tanto distante da quello che sognavo da bambino… Di fatto invento soluzioni a problemi.

 

Come sei approdato alla tua attuale professione? Quanto impegno hai messo nel progettare il tuo percorso professionale e quanto invece pensi abbia inciso la fortuna, il caso?

Come ho detto qualche anno fa a mio padre, se avesse saputo che mi ci sarei pagato il mutuo con quel “maledetto PC da cui non ti stacchi mai” probabilmente non mi avrebbe nascosto tanti anni la tastiera per impedirmi di usarlo anche di notte 🙂 Scherzi a parte, è un lavoro a cui approdi solo se nasce per passione. Da giovane ho passato così tante ore sul PC a fare cose che mi piacevano che poi quando ho capito quella che mi attirava maggiormente il passo è stato breve: un amico che fa il tuo nome ad un IT Manager che cerca un sistemista e da lì in poi la strada è segnata.

Nulla della mia carriera lavorativa è stato studiato a tavolino: ho sempre seguito la passione e l’istinto, potessi tornare indietro non cambierei poi molto, anche le esperienze più negative hanno contribuito a formarmi per quello che sono ora. Il caso incide solo nella misura in cui ti concede delle opportunità, ma coglierle e sfruttarle non è mai fortuna, chi ha i numeri alla lunga esce fuori, e chi ha avuto solo fortuna prima o poi rimane indietro.

 

Come ti sei preparato per il tuo lavoro (scuola, università, corsi specifici…)?

Per il 90% è stata la passione e la curiosità (spesso la testardaggine) di sviscerare ogni aspetto tecnico della mia attività quando avevo ancora il tempo di giocare e fare cose per il gusto di farlo; oggigiorno che il tempo è sempre meno faccio corsi di aggiornamento nelle aree più critiche del mio lavoro. Quello che posso dire è che più che la tecnica valgono l’attitudine e  la forma mentis, e quelle non te le insegnano a nessun corso.

 

Come evolve generalmente la carriera di un sistemista?

Anche qui, difficile generalizzare. Quando si diventa Senior tipicamente si tende ad astrarre la parte pratica per dedicarsi più alla visione d’insieme, al coordinamento ed alla progettazione, dipende dalle attitudini personali alla fine dei conti. Di sicuro si hanno gli strumenti tecnici per confrontarsi alla pari con fornitori, dipendenti o consulenti senza rischiare di farsi fregare.

 

Quali sono le sfide tecnologiche che un sistemista deve affrontare nel suo lavoro quotidiano?

Tutte. È un mondo vastissimo e le tecnologie in gioco sono molteplici, ogni giorno ne escono di nuove ed altre  diventano obsolete. Le due vere sfide al giorno d’oggi sono capire quali tecnologie si affermeranno come standard nel giro di 2/3 anni e rimanere al passo con l’ICT (Information & Communication Technology, NdR) evitando la fuffa.

 

Ci sono delle tematiche nuove su cui può essere più opportuno iniziare a pensare di specializzarsi?

È un momento particolare, si stanno affermando tecnologie nuove quali Devops e la containerizzazione che possono, di fatto, stravolgere il ruolo del sistemista, ruolo che era rimasto praticamente immutato dagli anni ’70 ad oggi. Probabilmente la professione di sistemista così come l’abbiamo sempre intesa è destinata a cambiare: si avvicinerà più a quella del programmatore che non a quella del supertecnico. È un settore dove ci saranno grandi opportunità.

 

Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro? 

Che ci sono lavori meglio pagati e che danno più soddisfazioni personali là fuori. Se nonostante questo pensi ancora di fare il sistemista, allora forse è nel tuo DNA 🙂

 

Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Se ti va, sei libero di aggiungere un pensiero, un aneddoto, un consiglio, una citazione, un’immagine o quello che vuoi.

 

* Ti è piaciuta l’intervista? Vuoi leggerne altre? Le trovi tutte alla pagina La Bussola!

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