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[Intervista] La commercialista

Ci sono periodi dell’anno in cui a tutti capita di dover fare i conti (in senso letterale!) con le nostre entrate e le nostre tasse. Sorge allora lo spauracchio del professionista a cui rivolgersi, che sia un addetto del CAF o un vero e proprio commercialista.

Abbiamo sempre paura di numeri e percentuali che non capiamo, di leggi che cambiano ogni anno, di termini misteriosi e poco chiari. La fiducia vacilla e speriamo di non scoprire dopo qualche anno che qualcuno ha commesso un errore ai nostri danni.

Dopo questa lugubre premessa, devo invece dire che sono molto contenta di ospitare Elisa per questa Bussola, perchè sono convinta che con le sue parole riesca a trasmettere quello che dovrebbe essere il vero spirito professionale di una persona che, tutto sommato, è lì apposta per darci una mano laddove non arriviamo noi da soli.

Eh già. Parlo proprio del commercialista! Leggi un po’ questa intervista e poi dimmi se non sei d’accordo anche tu con me.

 

Benvenuta! Ci racconti bene bene che lavoro fai?

Ciao Chiara, certo, sono Dottore Commercialista e Revisore Legale.
Significa che assisto aziende, professionisti ed enti no profit nella gestione degli adempimenti fiscali e amministrativi.

Per questi soggetti svolgo assistenza a 360 gradi, dalla consulenza in senso lato alla contabilità, e li aiuto a prendere le decisioni “importanti” per il proprio sviluppo. Sono iscritta all’Albo dei Dottori Commercialisti di Bologna e cerco di dare un valore aggiunto ai servizi che offro grazie alla mia iscrizione anche al Registro dei Revisori Legali, istituto presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che mi permette di dare un taglio più approfondito e trasversale alla mia attività.

Amo seguire attività soprattutto al femminile, collaboro con molte mamme che scelgono (o sono costrette) a rientrare nell’ambito professionale con partita iva dopo la maternità, e ultimamente mi sto specializzando nella risoluzione di problematiche legate alla crisi di impresa. Non amo il diritto fallimentare, ma mi piace aiutare i clienti a gestire eventuali fasi di crisi cercando di limitare i danni e trovare nuovi sbocchi.

 

Descrivi la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)

La mia giornata inizia prestissimo perché amo svegliarmi presto. Alle 5 bevo il primo caffè già seduta alla mia postazione, mi interrompo solo per preparare il mio bimbo per l’asilo e poi riprendo subito il lavoro. Lo studio è aperto con orario continuato dalle 9 alle 17. Apro presto ma chiudo anche molto presto perché da quell’ora mi dedico a famiglia e casa. Tengo molto all’equilibrio tra vita lavorativa e privata e grazie a una grande organizzazione raggiunta negli anni posso dire di avere raggiunto un buon equilibrio.

Le mie giornate si dividono tra due uffici: tre giorni alla settimana mi trovate nel centro di Bologna, e gli altri due invece a Minerbio, dove vivo. In questo modo riesco a raggiungere una clientela più ampia e apprezzo i benefici sia di lavorare in centro, in un contesto più frizzante e anche frenetico, sia quello di lavorare in modo più tranquillo e concentrato da casa, perché lo studio è in questo caso una parte della mia abitazione, anche se probabilmente non ancora per molto.

 

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Del mio lavoro amo molto la varietà: ogni cliente ha le sue esigenze e caratteristiche specifiche e diverse. Amo molto riuscire a dare dei consigli per sbloccare delle situazioni magari preoccupanti per il cliente. E’ davvero bello vedere che un’idea semplice può generare un’altra idea in una catena di miglioramento positivo.

Mi piace anche molto la parte di consulenza nel far prendere “coscienza” ai clienti di responsabilità e conseguenze del proprio operare: spesso le persone si trovano in situazioni più grandi di loro e nessuno ha mai spiegato cosa questo comporti o come contenerne i rischi.

Hai voglia di confessarci anche quello che ti piace di meno? O quello che cambieresti?

Di sicuro la cosa che mi pesa di più è il fatto che le scadenze si concentrino tutte nel medesimo periodo, che peraltro è quello primaverile ed estivo: quando avrei più desiderio di passare del tempo con la mia famiglia, di passare un week end al mare o di stare tutti all’aperto invece devo fare i salti mortali per tenere almeno la domenica libera. Ma voglio prendere anche questo come un’opportunità, infatti da settembre non offro più servizi ai privati per concentrarmi sulle partite iva, proprio perché altrimenti tra Imu e 730 l’imbuto si stringe ulteriormente, sempre nel medesimo periodo.

La sfida davvero più grande, però, è quella di conciliare il mio carattere “tedesco” con le esigenze e la sensibilità di persone molto diverse da me. Su questo devo lavorare ancora tantissimo.

 

Da piccola, cosa rispondevi a chi ti chiedeva “cosa vuoi fare da grande?”

Mio nonno era commercialista per cui tutto avrei detto tranne che avrei fatto il suo lavoro! Ho una passione sconfinata per la lettura per cui volevo a tutti i costi lavorare nell’ambito dell’editoria. Lavoro che ho trovato ed iniziato, interessante, pagato ma… ho visto che l’ambiente non era quello che sognavo, e con delusione me ne sono allontanata per cui… davvero per caso… eccomi entrare prima in una Big Four della consulenza alle imprese a Milano e poi, caso dopo caso, nell’area Tax, fino alla messa in proprio.

 

Come ti sei preparata per il tuo lavoro?

Il mio lavoro è fatto di studio costante, quotidiano: la formazione continua è la nostra prima difficoltà e la nostra prima grande necessità.
Per arrivare qui ho studiato tanto, prima la laurea, poi il tirocinio triennale, prima come revisore e poi come commercialista, un esame di stato molto articolato fatto a Bologna, una piazza molto difficile. Ma soprattutto la nostra formazione è sul campo. Il mio Dominus, colui che mi ha accompagnata all’inizio del mio percorso, mi diceva sempre che ci vogliono almeno 10 anni di lavoro prima di capire un po’ come funzioni. E adesso che i 10 anni sono alle spalle posso dire che è assolutamente così!

 

Quanto impegno hai messo nel progettare il tuo percorso professionale e quanto invece pensi abbia inciso la fortuna, il caso?

Ci ho messo tanta costanza, tanto entusiasmo, tanto istinto e sincerità nell’ascoltarmi e nel seguire attitudini e necessità.
Sai cosa ha cambiato davvero tutto? La maternità. Lì ho focalizzato meglio quello che volevo fare e quello che non potevo più permettermi (le serate in studio a lavorare sotto scadenza). Mi sono staccata dai grandi studi per i quali avevo fino ad allora collaborato e sono diventata più sicura, più organizzata, più autonoma. Mi serviva solo una piccola spinta, e la nascita del mio bimbo mi ha costretta a darmela. E’ molto difficile conciliare una professione tipicamente “maschile” con le necessità di mamma. Ma si può e si deve fare.

 

Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?

Consiglio di intraprendere questa strada solo se motivati: se si ama lavorare e costruire qualcosa, se si ama studiare e stare al passo con novità normative e tecnologiche, se si è capaci di lavorare con gli altri e di gestire lo stress.
Consiglio di crearsi una buona base presso realtà strutturate, per capire poi quale è la propria inclinazione: le specializzazioni possibili sono moltissime, e da lì prendere il volo!

 

Grazie per il tempo che ci hai dedicato e per le riflessioni sulla professione del commercialista, che con le tue parole ha assunto una dimensione decisamente più umana!

 

Se vuoi saperne di più, trovi Elisa sul suo sito e sulla pagina Facebook

 

* Ti è piaciuta l’intervista? Vuoi leggerne altre? Le trovi tutte alla pagina La Bussola!

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