bussolaorientamento

[Intervista] La Pianista

Nell’intervista di oggi ritorniamo a fare un tuffo nel settore artistico, per chiacchierare con chi di mestiere dà vita alla colonna sonora delle nostre giornate, dei momenti speciali come di quelli quotidiani. La nostra ospite, Giulia Vazzoler, è infatti una pianista professionista, e questo è ciò che ci racconta.

 

Benvenuta Giulia! Parlaci un po’ di te

Ciao Chiara e buongiorno a tutti i lettori di “Le faremo sapere”!
Che dirti di me?
Mi piacciono i gatti e la cioccolata al latte. Adoro viaggiare per conto mio e sentirmi un esploratore all’avventura, sono curiosa e vado sempre in cerca di qualche progetto nuovo da sviluppare. Mi annoio subito altrimenti!
Per il resto, sono una persona sincera e cerco di vivere la mia vita in armonia con gli altri. Un difetto? Molto permalosa.

 

Ci racconti bene bene che lavoro fai?

Io sono una pianista di formazione classica. Ho studiato al conservatorio e mi sono specializzata come maestro collaboratore per l’opera lirica. Avete presente Rossini, Bellini, Verdi? Tutte quelle opere vengono realizzate da un cast di cantanti accompagnati da un’orchestra. Durante le prove, però, e durante lo studio personale dei cantanti, non si può chiamare un’intera orchestra perché costerebbe troppo. Ecco che arrivo io e che suono, in riduzione pianistica, tutto quello che farebbe l’orchestra. E canto anche le parti mancanti – per esempio, se manca il tenore in un duetto, io accenno la sua parte anche se è scritta per un registro maschile di modo che il soprano possa avere i riferimenti che le servono

Ma non faccio solo questo. Ultimamente, da quando ho iniziato a lavorare per la maggior parte in Medio Oriente, soprattutto in Qatar e a Dubai, mi sono buttata molto sul settore dell’entertainment per il segmento luxury. Suono per grandi eventi o per royal wedding. Mi piace sperimentare e, perché no, anche suonare un po’ di musica pop!

 

Descrivi la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)

Ecco, hai proprio colto il punto! Non ce n’è MAI una uguale all’altra. Ho vissuto in cinque città diverse negli ultimi anni, e ogni volta la routine si delineava in modo particolare.
Ti posso dire che sono un gufo notturno, per cui quando non ho concerti e mi dedico allo studio a casa ho degli orari che non sono esattamente mattinieri… rendo molto di più nelle ore serali. Se invece ho una performance, o devo viaggiare, ovviamente i miei orari sono scanditi dai trasporti e dall’organizzazione dell’evento e capita anche di fare levatacce o di dormire poco. Di solito però, quando ho un concerto, mi piace arrivare comunque con molto anticipo e fare le cose con calma.

 

 

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Mi piace la versatilità che questa carriera comporta. Non fai mai ogni giorno la stessa cosa e questo per me è l’unico modo di sopravvivere. Non riuscirei mai a timbrare il cartellino!
Grazie alla musica ho modo di viaggiare, di visitare nuovi paesi, di conoscere nuove culture e fare sempre nuove esperienze che mi regalano sempre qualche emozione nuova. I molti viaggi che ho fatto mi hanno sicuramente formato tantissimo: non sarei la stessa persona se non avessi fatto queste esperienze.
E poi c’è il valore della musica in sé: è un mezzo così potente e cosi universale per comunicare con gli altri! La musica, come l’arte, unisce laddove le parole spesso dividono.

 

Hai voglia di confessarci anche quello che ti piace di meno? O quello che cambieresti?

Sicuramente questa versatilità di cui ti parlavo poco fa ha anche l’altra faccia della medaglia… non sempre le cose vengono confermate nei tempi che ti aspetti e spesso ti arrivano impegni all’ultimo momento, e così fai fatica a pianificare soprattutto sul lungo termine. E questa incertezza ti crea un po’ di ansia, a volte. Ma penso che faccia parte del gioco.

 

Da piccola, cosa rispondevi a chi ti chiedeva “cosa vuoi fare da grande?”

Da piccolina volevo fare la scrittrice. Ero una bambina precoce e a quattro anni sapevo già leggere, a cinque scrivevo bene. Da ragazzina invece il mio idolo era Raffaella Bergé quando recitava in Cento Vetrine nei panni di Marina Kroeger, un’agguerrita donna in carriera a capo di un impero finanziario. E quindi dicevo che sarei diventata l’amministratore delegato di una holding finanziaria, probabilmente senza sapere di cosa stavo parlando. Infatti non è andata proprio così…

 

 

Come ti sei preparata per il tuo lavoro (scuola, università, corsi specifici…)?

Ho fatto il conservatorio e un biennio di specializzazione, e poi all’università mi sono laureata in Filosofia e poi in Musica e Arti Performative a Padova. Ho anche un master dell’università di Tor Vergata. Però ti dirò, nel nostro lavoro la formazione accademica è importante ma non esaurisce il percorso formativo. Ci sono le masterclass estive, ci sono i corsi di perfezionamento con i docenti importanti, e c’è soprattutto tanto tanto studio. Non si finisce mai di studiare, di farsi ascoltare e consigliare dai propri maestri, di mettersi alla prova ogni giorno. Paragonerei il nostro lavoro a quello degli sportivi: l’allenamento dura tutta la vita.

 

Quanto impegno hai messo nel progettare il tuo percorso professionale e quanto invece pensi abbia inciso la fortuna, il caso?

Direi che la scelta di diventare una pianista professionista è stata un po’ frutto delle circostanze. Il conservatorio è stato equiparato all’università proprio durante i miei ultimi anni di liceo e sono nati i corsi triennali, che rilasciavano il diploma accademico di primo e secondo livello proprio come i titoli di laurea. E così, ho preso quella strada. Mi ci sono ritrovata dentro, credo. Però una volta che ho iniziato mi ci sono buttata a capofitto e ho iniziato a fare sul serio, e a quel punto ho capito che era stata la scelta migliore che avessi potuto fare.
Tutto quello che è venuto dopo è stato sudato mattoncino dopo mattoncino, con pazienza, dedizione, impegno. La cosa più dura è superare i momenti di sconforto, che sono inevitabili.

 

Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?

Audentes fortuna iuvat, dice una celeberrima locuzione latina. Se un ragazzo o una ragazza hanno questo sogno, vanno sicuramente sostenuti! Soprattutto al giorno d’oggi, dove nessun lavoro è più “sicuro” e dove ognuno di noi si deve reinventare continuamente per trovare il proprio posto nel mercato del lavoro.
Una cosa però mi sento di dirla. Per fare il pianista non bastano un po’ di orecchio e un buon talento. Ci vuole tanto studio, tanta dedizione… non voglio usare la parola “sacrificio”, ma sicuramente non arriva niente senza impegno.

 

Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Ci fai sapere dove possiamo seguire l’evolversi della tua carriera?

Sicuramente sul mio sito e sul mio profilo Instagram!

 

* Ti è piaciuta l’intervista? Vuoi leggerne altre? Le trovi tutte alla pagina La Bussola!

 

NB: tutte le foto presenti in questo post sono di Maya Photography

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: