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[Intervista] Il tecnico di messa in onda televisiva

Ho un rapporto un po’ strano con la televisione. Negli ultimi anni, complice la mancanza di tempo e l’arrivo dell’on demand, mi sono sempre più concentrata sulla scelta di film e serie TV “a catalogo” e quasi non mi ricordo più di quando si aspettava quella specifica sera in settimana per vedere Dr House.  

Eppure c’è ancora molta televisione che viene trasmessa, che sia un programma in diretta o registrato non importa, ad una determinata ora di un determinato giorno, e immagino esistano ancora le guide TV per sapere che film è previsto per I Bellissimi di Rete4 (perchè quelli ci sono ancora, giusto? Qualcuno me ne dia notizia, nel caso). 

Ecco, se questo è ancora possibile è grazie a professionisti che lavorano dentro le quinte, in buie sale di messa in onda, tra tasti luminosi e monitor su ogni parete. Per addentrarci un po’ di più in questo mondo misterioso, ho fatto 4 chiacchiere con Gilda, che ci parla del lavoro che ama, e che da oggi ringrazierai anche tu perché, assieme ai suoi colleghi, ti dà la possibilità di vedere l’ultima puntata della tua trasmissione preferita.

 

Benvenuta! Ci racconti bene bene che lavoro fai?
Ciao Chiara e grazie!
Io sono un tecnico di messa in onda televisiva, mi occupo quindi della messa in onda di programmi, spot, qualsiasi cosa ti venga in mente che vedi passare in televisione in un determinato canale.

 

 

Descrivi la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)
Una giornata tipo in realtà non c’è: ho sempre lavorato su turni andando a coprire un H24 7 giorni su 7, quindi, a partire già dagli orari di lavoro, non ho una routine. In base ai turni organizzo il resto della giornata e anche quando arrivo al lavoro, in base all’orario, cambiano le lavorazioni che in realtà potrebbero anche cambiare da un giorno all’altro o da una settimana all’altra. Insomma, di abitudinario c’è ben poco.

 

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
A me piace molto lavorare su turni, anche se la cosa più bella è indubbiamente l’adrenalina che un lavoro del genere ti dà: abbiamo tempi strettissimi (per risolvere un disservizio ci sono tempi che vanno dagli 8 ai 16 secondi, ma credo cambi da emittente a emittente, forse altrove hanno tempi più larghi), l’emozione della diretta…insomma, non ci si annoia mai!

 

sala di messa in onda di La7

 

Hai voglia di confessarci anche quello che ti piace di meno? O quello che cambieresti?
Sai che non lo so? Forse la cosa che mi dispiace di più è che quasi nessuno sa che esistiamo e, spesso anche all’interno delle emittenti stesse, gente di altri reparti non ci da neanche importanza, quando senza di noi non verrebbe trasmesso nulla.

 

Da piccola, cosa rispondevi a chi ti chiedeva “cosa vuoi fare da grande?”
Da bambina dicevo sempre che volevo fare la giornalista, il mio modello era Ilaria Alpi. Di sicuro non pensavo che avrei fatto questo lavoro, anzi ti dirò: non sapevo neanche che esistesse una cosa del genere.

 

Come ti sei preparata per il tuo lavoro? Quanto impegno hai messo nel progettare il tuo percorso professionale e quanto invece pensi abbia inciso la fortuna, il caso?
Dopo il liceo, ho frequentato la triennale del Dams e successivamente una specialistica in cinema, televisione e produzione multimediale: ho quindi una buona infarinatura sulla tv, anche se i miei studi sono stati più concentrati sul cinema.
Per un periodo, neanche troppo breve, ho lavorato nel settore cinematografico, poi ho mandato un cv ad una piccola emittente televisiva, mi hanno assunta, mi hanno formata e piano piano sono arrivata ad emittenti nazionali ed internazionali. Credo quindi che sia stato più il caso a portarmi in questo settore e, almeno quando ho iniziato io, in realtà erano più le persone che non avevano studi specifici che le altre. Esiste una scuola superiore, a Roma, che ti forma in modo abbastanza valido per lavorare come tecnico televisivo, ma io sono di Palermo e non ne avevo idea: credo anche che probabilmente non l’avrei scelta, quindi…

 

una foto dei monitor della messa in onda di Mtv (oggi chiusa)

 

Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
Direi di pensarci bene. La situazione della televisione in Italia non è più quella di dieci anni fa: molte emittenti hanno chiuso, si sono spostate, hanno venduto, quindi è sicuramente più complesso riuscire ad entrare senza la minima esperienza, essere formati e via dicendo. Brutto da dire perché è un lavoro bellissimo, ma purtroppo -ad oggi- la realtà è questa.

 

Siamo arrivati alla fine delle nostre domande: se ti va, sei libera di aggiungere un pensiero, un aneddoto, un consiglio, una citazione, un’immagine o quello che vuoi.
Una cosa stupida che però racconto sempre è che, facendo questo lavoro, capita di affezionarsi ai canali: io ho un canale per il quale avevo dei sentimenti fortissimi, ho pianto quando lo abbiamo spento e ancora oggi penso a quel canale con moltissima nostalgia, nonostante siano passati tre anni.

 

Nel ringraziare Gilda per il tempo che ci ha dedicato e per quello che ci ha raccontato del suo lavoro, lascio volentieri il link a un post del suo blog Non può essere vero, in cui racconta in maniera molto più dettagliata il suo lavoro.

Buona lettura!

* Ti è piaciuta l’intervista? Vuoi leggerne altre? Le trovi tutte alla pagina La Bussola!

 

NB: tutte le foto presenti in questo post sono di Gilda, che ce ne ha gentilmente concesso l’utilizzo

4 comments

  1. ladonnacamel 4 Settembre, 2018 at 16:54 Rispondi

    Mi è piaciuto moltissimo il tono e il rispetto (non è affatto scontato sai?) ti metto nel mio blogroll!
    Ciao
    Bianca

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