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Multipotenziali: 4 chiacchiere con Fabio Mercanti

Per approfondire il tema della multipotenzialità ho chiesto supporto a Fabio Mercanti, una voce italiana su questo argomento, che lo scorso anno ha pubblicato un libro intitolato proprio “Multipotenziali”, in cui condivide le sue riflessioni a riguardo.

Ciao Fabio, benvenuto su queste pagine! Mi piacerebbe che ci parlassi innanzitutto del tuo libro, e di cosa ti ha spinto a scriverlo.

Anche io sono stato uno degli entusiasti visualizzatori dello speech di Emilie Wapnick Perché alcuni di noi non hanno un’unica vera vocazione. L’ho visto, l’ho rivisto, mi sono emozionato e appassionato. Il video è stato pubblicato nel 2015 e moltissime persone lo hanno condiviso sin da subito definendosi multipotenziali. Nel frattempo, online venivano pubblicati sempre più post e articoli sull’argomento. Questo fermento era travolgente, ma io non riuscivo a comprenderne il reale valore. Mi chiedevo: abbiamo bisogno della parola “multipotenzialità” oppure è qualcosa di passeggero che perderà appeal tra pochi mesi?

Così ho iniziato a prendere appunti e a farmi tante domande. Per comprendere la multipotenzialità mi sembrava necessario inserirla in un contesto, altrimenti sarebbe stato impossibile parlarne in maniera approfondita. 

Ho letto quindi il libro di Emilie Wapnick How to be everything e da questa lettura sono nati ulteriori stimoli e domande. Ho rivisto i miei appunti e gli ho dato la struttura solida di un libro, che è stato sin da subito apprezzato dall’editore. 
Ma questo non mi bastava: oltre al libro ho deciso approfondire la multipotenzialità con un blog. Il mio desiderio era – e lo è tutt’ora – costruire un dibattito sul tema online, soprattutto su LinkedIn, il social network più indicato per parlare di lavoro e carriera.

Ho immaginato tutto come se fosse un percorso. Il libro inizia con la scoperta della multipotenzialità, con particolare attenzione anche all’uso della parola. Nel blog invece sviluppo e approfondisco questioni già presenti nel libro e metto in relazione la multipotenzialità ad altre parole e fenomeni contemporanei: senza queste connessioni sarebbe un concetto autoreferenziale, con pochi legami con la realtà in cui i multipotenziali agiscono.

Il mio approccio al tema è stato molto chiaro sin dall’inizio: volevo costruire un dibattito per stimolare riflessioni sulla multipotenzialità e magari trovare risposte alle domande che io stesso mi ponevo. 

Vediamo se sono le stesse domande che mi sono posta io: per esempio, secondo te, chi è davvero multipotenziale e come lo si può distinguere da una persona semplicemente “vivace e curiosa”?

Ti ricordi cosa è successo quando iniziò a girare il video del Ted Talk della Wapnick? La gran parte di quelli che lo condividevano affermavano di essere multipotenziali. Io mi dicevo: bene, siamo multipotenziali, e adesso?

Ascoltando le parole di Emilie è molto difficile non riconoscersi come multipotenziale. Chi ammetterebbe oggi di non essere curioso, di non voler imparare tante cose e non voler esprimere la propria creatività? Davvero molto pochi. Ma così finiamo per essere tutti multipotenziali. 

Il concetto di multipotenzialità nasce anni fa e riguarda la potenzialità di potersi realizzare in più percorsi formativi e professionali. E l’abilità di far convergere questa molteplicità nelle proprie attività. Puoi capire che per essere multipotenziale non basta essere curiosi né aver cambiato tre volte università o lavoro!

Alla fine non è molto importante affermare se una persona è o non è un multipotenziale, ma come un approccio di questo tipo può portare alla realizzazione professionale alcune persone che lo desiderano. 

Hai recentemente espresso perplessità sui test proposti per verificare di essere multipotenziale. Io anche sono perplessa, perchè in parte mi sento tale, per altri versi proprio per niente. Mi sembra che ogni test faccia “nascere” un nuovo multipotenziale, ma poi leggendo il libro della Wapnick sembra che i veri multipods siano pochi…

Online ci sono molti test per capire che tipo di multipotenziale sei. Difficilmente questi test hanno un risultato negativo. Questo mi lascia perplesso: sembra che la multipotenzialità sia un grande club con tanti iscritti che intendono sentirsi diversi o migliori degli altri. Secondo me un approccio di questo tipo non porta da nessuna parte. Così come la dicotomia professionale tra multipotenziali e specialisti o tra chi segue o non segue una carriera. Essere anti-carriera o contro-carriera non ci fa comprendere quanto sia cambiato negli ultimi anni il concetto di carriera, e quanto il lavoro sia sempre più individualizzato.

Invece di costruire divisioni, credo sia importante riconoscere l’attualità del concetto di multipotenzialità e il suo valore. E per farlo è necessario contestualizzarlo.

Un altro dubbio che ogni tanto mi viene, è che la multipotenzialità sia diventata un alibi per chi invece ha altri motivi per non riuscire a trovare la propria strada professionale, e magari non li vuole indagare…che ne dici?

Anche io ho riscontrato nei confronti della multipotenzialità un atteggiamento tale per cui viene trattata come un alibi (o qualcosa del genere). Ciò non riguarda solo le persone che usano questo concetto per definire o giustificare il proprio girovagare tra tante attività, ma tutti quelli che considerano spregiativamente l’essere multipotenziale come se fosse un modo figo per dire “non ho voglia di scegliere una strada” o, citando un famoso film di Nanni Moretti, un nuovo modo per dire “faccio cose, vedo gente”. 

Tornando al libro della Wapnick, ci sono alcuni aspetti che non mi convincono del tutto. Uno tra tanti, il tono “NOI vs LORO” che talvolta mi sembra un po’ aggressivo e tendente ad escludere, piuttosto che a stimolare la collaborazione tra multipotenziali e specialisti. 
Sia chiaro, la consapevolezza di essere multipotenziale e non semplicemente “strano” o “inquieto” è un’ancora di salvezza per tanti che magari si sentono inadeguati a vivere in un mondo di specialisti (sempre che sia davvero un mondo di specialisti, e non ne sono sicura…); d’alta parte porsi in competizione non mi sembra vincente, perchè credo che la collaborazione e l’intersezione di specialisti (che vanno a fondo, in verticale) e generalisti (che si muovono trasversalmente, in orizzontale e diagonale) possa essere la chiave per un avanzamento in molti settori. Gli specialisti approfondiscono, ma i generalisti creano connessioni e innovazioni. 

L’esclusività dell’essere multipotenziale, che a volte diventa un “essere contro”, è qualcosa di molto efficace per creare una community coesa, ma poco utile a costruire valore e a condividere esperienze. Non credo, come dicevo, nell’antagonismo tra multipotenziali e specialisti. Anzi, come tu accenni, dobbiamo chiederci: esiste davvero un mondo di specialisti? Oppure è più coretto parlare di specializzazioni? E quindi: come possono dialogare queste specializzazioni con la molteplicità? Quali linguaggi usano persone con un diverso approccio? 

Valorizzare la multipotenzialità non significa essere contro la specializzazione, ma accorgerci dei diversi percorsi potenzialmente soddisfacenti che possiamo intraprendere per crescere, costruirci, realizzarci.

Fabio, ti ringrazio per gli spunti che ci hai lasciato e le riflessioni che hai convidiso. Il capitolo resterà aperto per lungo tempo, immagino, solo mi auguro che la multipotenzialità possa essere vista in ottica critica, ragionata e, come suggerisci tu, contestualizzata.

L’essere multipotenziale non deve restare un alibi né un motivo facile per lamentarsi, ma deve essere uno stimolo a cercare la propria strada, lavorando su di sé e sulle proprie passioni, provando a cercare un filo rosso ma nel contempo abbracciando con serenità quella che è, semplicemente, una delle proprie, personalissime, caratteristiche. 



BONUS TRACK: un articolo di approfondimento, con 5 dubbi comuni sull’essere multipotenziale 

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