colloquiolifericerca del lavoro

Recruiter vs candidato. La storia infinita

Da anni ormai, complice naturalmente quella gran cassa di risonanza che sono i social, assisto al teatrino della continua lotta tra recruiter e candidati.

Da un lato del campo troviamo il povero candidato, vessato a colloquio e poi lasciato nel limbo delle mancate risposte da parte del perfido selezionatore.

Dall’altro lato dello schieramento, l’onesto recruiter maltrattato dal candidato maleducato che sparisce dalla vista proprio quando potrebbe avere un contratto in mano.

Onestamente mi sono un po’ stancata, e allora per una volta approfitto del piccolo spazio che ho sul web per dire la mia una volta per tutte.

Il ragionamento da cui parto è semplicemente questo:

da una parte e dall’altra della scrivania ci sono persone, esseri umani.
Da entrambe le parti ci sono professionisti tanto quanto peracottari.

A me spiace molto sentire i resoconti di esperienze negative di chi evidentemente ha trovato molti più peracottari e disonesti che professionisti.

Ma posso assicurare che anche io, in qualità di recruiter, ho trovato tanti, tantissimi candidati che non sono stati professionali né corretti, lasciandomi senza risposte, facendosi rincorrere quando avevo una proposta economica da sottoporre, che non si sono presentati alla firma del contratto, che dopo avermi tenuta in sospeso per giorni o settimane alle fine mi davano picche, che si negavano per telefono e non rispondevano alle mail. E come me, tanti altri colleghi (scommetto tutti).

Sono convinta che non si tratti di un problema di ruolo, ma di persona.

Altrimenti dovrei odiare il mio lavoro perchè i candidati sono tutti degli sfaticati senza voglia di lavorare. E so perfettamente che non è così. Non per tutti almeno.

Sono convinta che il punto sia nella maleducazione che avanza e si diffonde, da entrambi i lati della scrivania.

Io lo so che qualche volta ho mancato nel dare un riscontro – anche se l’ho sempre dato nel momento in cui mi veniva espressamente richiesto – ed è per questo motivo che invito i candidati a farsi vivi entro un tot di tempo se non l’ho fatto io. Spero anche che qualche candidato si renda conto di essersi comportato male nei miei confronti quando è successo, ma questo è già più difficile che venga riconosciuto o addirittura ammesso pubblicamente.

Mi collego inoltre ad un post di Roberta Zantedeschi, di qualche tempo fa, dove viene indicata nell’essere autentici e trasparenti una strada verso la soluzione di questo eterno conflitto: entrambe le parti sono invitate a dare tutte le informazioni utili a fare sì che la selezione sia un processo collaborativo volto al raggiungimento di un risultato positivo per tutti.

Ecco, io capisco il non voler, alle volte, scoprire proprio tutte le carte; ci sta un po’ di strategia, non sono così ingenua da affermare il contrario. Però sono convinta che su molti aspetti, se si giocasse con maggiore fair play da entrambe i lati del tavolo, si arriverebbe ad una conclusione in modalità win-win, e non solo rancorosa e avvelenata.

Mi piacerebbe aprire un confronto, che possa essere costruttivo, che presenti proposte, racconti buone pratiche, dia suggerimenti. Perchè di critiche sterili e lamentele ce ne sono già abbastanza.

Che ne pensi? Lo spazio dei commenti è tutto per te!

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: