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[Letto per voi] Lean in: facciamoci avanti

Ho approcciato “Facciamoci avanti” di Sheryl Sandberg, direttrice operativa di Facebook, con un misto di curiosità e timore, alla ricerca di ispirazione e contemporaneamente sospettando che non dicesse nulla di nuovo.

Per le prime pagine ho davvero temuto che fosse così, mi suonava tutto molto scontato e mi sono ritrovata a pensare “ma va?” in più di un passaggio.

Poi però, complice anche il contemporaneo percorso di consulenza con una laureanda, ho aggiustato le coordinate del mio punto di vista e iniziato a sospettare che non per tutti le stesse informazioni e affermazioni potessero risultare stantie.

Proseguendo nella lettura, mi sono sentita sempre più concorde con l’autrice, di cui ho ammirato la lucidità nel proporre azioni non semplici ma fattibili e nell’ammettere la complessità di alcune tematiche, la cui soluzione va cercata ben al di là delle semplici pagine di un libro.

“Facciamoci avanti” è scritto in modo scorrevole, attinge tanto alla biografia di Sheryl Sandberg, che porta moltissimi esempi di vita personale, ed è al tempo stesso reso solido dal rimando ai risultati di diverse ricerche sociali.

Per chi non conoscesse il libro e ancora se lo stesse chiedendo, il tema generale è legato alla presenza delle donne nel mondo del lavoro, nonché alla qualità e modalità della stessa.

Non è mio scopo farne una recensione in piena regola: quello che mi accingo a scrivere è una sorta di bella copia di alcuni appunti che mi sono presa durante la lettura, per fermare alcuni concetti, che spero possano essere spunto per ulteriori riflessioni.

Eccoli qui:

  • Il primo invito è lo stesso del titolo: facciamoci avanti, prendiamo posto, sentiamoci in dovere di sederci al tavolo presso cui vengono prese le decisioni, naturalmente sempre rispetto al ruolo che ricopriamo all’interno di una gerarchia aziendale.
    Non è un aspetto scontato: dipende molto dalla cultura personale e aziendale la facilità con cui la nostra voce può venire accolta in un dato ambiente. L’invito della Sandberg è quello di non farsi intimorire dalle platee solo maschili, soprattutto se sono nostri pari grado. Il parere di una donna competente vale (o, meglio, deve valere) tanto quanto quello di un uomo altrettanto competente, ma spesso capita che le donne si autocensurino o, peggio ancora, vengano messe da parte. Per non parlare del fenomeno del mansplaining che Sandberg non cita ma che si intravede comunque tra le righe.
    Essere consapevoli che questo succede è già il primo passo per scegliere di agire, di alzare la mano per far sentire la propria voce, di pretendere di ricoprire davvero il proprio ruolo.

  • E poi essere consapevole dei propri successi e dei risultati raggiunti: nasconderli è il primo ostacolo ad una promozione; riconoscerli e far sì che anche gli altri ne siano a conoscenza è la base di un avanzamento professionale.

  • Se una donna alla fine riesce a ottenere il successo, il ruolo prestigioso o di comando, tocca poi che faccia i conti con la necessità di piacere agli altri.
    Dalle donne ci si aspetta supporto, collaborazione, disponibilità ad aiutare; non ci si aspetta esercizio dell’autorità e presa di decisioni importanti. Quando questo avviene, la donna diventa (o viene percepita) automaticamente cattiva, antipatica, prepotente. Si trasforma in un uomo. Ma non è necessario che questo avvenga, e soprattutto non è detto che sia davvero così.
    Ci sono inoltre fior di studi sugli stili di leadership: è ora di accettare che esistono anche modalità non per forza “bossy” ma altrettanto efficaci.

  • Uno spunto interessante è la considerazione del percorso di carriera non come una scala, su cui si può solo salire o scendere, ma come un “percorso avventura”, composto da ponti, scale, passerelle che possono anche essere sullo stesso livello.
    È comunque importante avere un obiettivo in testa, anche vago, ma sufficiente a stabilire una direzione. Soprattutto per chi inizia il percorso di studi o anche quello lavorativo, non è immediato avere una visione limpida e dettagliata del proprio futuro professionale, ma avendo in testa e nel cuore una meta, seppur approssimativa, permette comunque di operare delle scelte.
    Sempre su questo tema, un altro elemento che mi è risuonato familiare è legato proprio alla scelta rispetto alle opportunità che si possono presentare: la Sandberg propone come criterio discrezionale la valutazione del potenziale di crescita (personale o aziendale), anche a discapito di una carriera “verticale”, quindi più tradizionale e socialmente più apprezzata.

  • Fondamentale per la valutazione delle proprie opzioni nello sviluppo di carriera è la figura del mentore: soprattutto per chi è all’inizio del cammino, avere accanto una guida senior che fornisca consigli, spunti di riflessione, visioni più ampie è una risorsa preziosa. In Italia questa figura non è istituzionalizzata, al massimo troviamo il tutor per il tirocinante: ci sono tuttavia progetti che si stanno muovendo in questa direzione (penso ad esempio al programma Inspiring Mentor di Young Women Network) ma alla fin fine occorre attivarsi personalmente per individuare qualcuno che possa ricoprire questo ruolo, anche se non necessariamente attraverso un’investitura ufficiale.
facciamoci avanti

Fin qui i consigli e gli appunti strettamente legati alla carriera, alcuni serenamente condivisibili per uomini e donne.

Prima però di approcciare il tema più strettamente connesso alla maternità e a tutto ciò che ne consegue professionalmente parlando (conciliazione con la vita privata, demansionamenti, abbandoni…) – e che rimanderò ad un post successivo – un ultimo appunto non scontato.

  • Parlare di discriminazione di genere sul posto di lavoro: è ora di iniziare a farlo, non tacere quando accade, porlo all’attenzione dei colleghi e anche dei capi.
    Va fatto tuttavia nei dovuti modi, perchè resta comunque un tema insidioso e delicato: non deve diventare la scusa dietro cui si nascondono presunti favoritismi nei confronti dei colleghi uomini, altrimenti diventa la lamentazione di Calimero, evitato e schernito perché piccolo e nero.
    Chiedere una promozione, un avanzamento, un premio è legittimo, ma va fatto puntando sui risultati portati, sulle proprie competenze, sul valore aggiunto, e non esclusivamente recriminando sulla differenza subita.
    Ehi, non ho detto che è facile o che si trovi subito un orecchio pronto ad ascoltare, ma fermiamoci un attimo a pensare a quante donne non hanno alzato la mano per chiedere un riconoscimento, legittimamente meritato e dovuto, e che si sono accontentate di recriminare tra sé e le colleghe sul maschilismo imperante. [Lo so, ci sono anche “quelle che fanno carriera perchè la danno via”, ma cercherò di parlare altrove del mancato supporto tra donne nei contesti professionali, altrimenti qui si fa notte]

Per concludere

Posso immaginare che alcune donne, leggendo il libro o questo post, abbiano potuto storcere il naso pensando “a me non è mai capitato”, “non è vero che succede”, “io in azienda valgo tanto quanto il mio collega”. Ecco, mi piacerebbe che ci staccassimo un momento dalla nostra sola esperienza per cercare di vedere nel complesso la situazione più generale. In base all’esperienza di ciascuno questo libro può essere verissimo o esagerato, ma quello che conta secondo me sono da una parte i numeri, risultati dalle ricerche citate nel volume, e la cultura attuale che nasconde ancora tanti stereotipi e pregiudizi di genere che non siamo disposti ad ammettere.

Altre critiche a “Facciamoci avanti” vengono dal fatto che il punto di partenza è quello di una donna privilegiata, che ha soldi e un amico che le può prestare il jet privato per arrivare in tempo a una riunione aziendale. Ma se molte difficoltà e molti momenti di crisi, dubbi, ripensamenti li ha avuti anche Sheryl Sandberg al suo livello, credo che questo dimostri il fatto che la difficoltà delle donne di mostrare il proprio valore è indipendente dal gradino della scala in cui si trovano. Il tutto, ne sono certa, è in proporzione: in termini di impegno richiesto, tempo, responsabilità.

Tu cosa ne pensi? Conoscevi il libro, lo hai letto? Lo spazio dei commenti è a disposizione per un sereno scambio di esperienze e di vedute.


Le foto del post sono da Freepik

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