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Ristrutturazione aziendale: da timore ad opportunità

ristrutturazione

È davvero possibile prepararsi ad una ristrutturazione aziendale?

Sia che la notizia arrivi inaspettata, sia nel caso in cui avessimo già avvertito qualche segnale di instabilità, possiamo comunque cercare di capire se per noi possa essere un’opportunità, sia che si resti in azienda, sia uscendone.

Restare

Qualche anno fa mi è capitato di partecipare ad un progetto presso un’azienda acquisita da un’altra. 

È noto che solitamente l’iter è questo: viene stilato l’elenco delle figure in esubero (più spesso sono i “doppioni” che provengono dall’azienda acquisita); si apre la procedura di licenziamento collettivo, con ammortizzatori di vario tipo, per lo più di politiche passive, nei casi migliori fornendo un supporto professionale alla ricollocazione, cioè l’outplacement. 

Invece in quel caso le risorse umane si sono comportate, secondo me, in modo costruttivo, chiedendo alla società con cui collaboravo di predisporre un percorso di formazione per aumentare l’employability dei propri dipendenti. L’aspetto innovativo e di “politiche attive” è dato dal fatto che l’azienda non mira ad elencare gli esuberi, ma favorisce lo scambio interaziendale puntando sulle competenze dei singoli.

In poche parole che cosa è successo?

Abbiamo lavorato con i dipendenti in piccoli gruppi, proponendo attività di bilancio delle competenze e riflessioni sui propri obiettivi, a partire anche dalle priorità di ciascuno. 

In aule più grandi abbiamo proposto una formazione sul CV e sulla preparazione ad un incontro professionale con le HR dell’azienda acquirente, in cui poter esporre la propria esperienza, evidenziando punti forti ed esprimendo anche i propri obiettivi, cercando di cogliere opportunità di job rotation nel caso se ne fossero presentate.

Ora, non tutte le aziende potrebbero dimostrarsi così proattive nel proporre un percorso di questo tiponel momento in cui è in atto una ristrutturazione aziendale, ma io sono una grande sostenitrice della responsabilità individuale e quindi nessuno ci impedisce di lavorare noi stessi sulla nostra employability, ovvero sull’insieme di tutte le caratteristiche che ci consentono di essere lavoratori appetibili per i datori di lavoro.

Come raccontavo sopra, il primo strumento a nostra disposizione è il bilancio di competenze, fino alla definizione del nostro obiettivo per capire in quale direzione vogliamo sviluppare la nostra professionalità. 

La consulenza di carriera è certamente un valido aiuto, ma possiamo anche valutare la possibilità di chiedere un colloquio con il manager di riferimento o con le risorse umane, per individuare quale potrebbe essere la nostra strada anche sulla base del feedback che possiamo ricevere da chi lavora con noi ogni giorno. 

Uscire 

Potremmo comunque valutare che il cambiamento previsto dalla ristrutturazione aziendale non faccia per noi, anche se il nostro posto non è a rischio. Quindi perchè non cogliere l’occasione di farci coraggio per guardare fuori dall’azienda? 

So bene che decidere volontariamente di cambiare comporta la messa in discussione di tante cose, la risposta a tante domande, il sorgere di diversi dubbi.

“Ma intanto il mio posto ce l’ho” “E se poi non va bene?” “E se poi mi trovo male?” “Chi lascia la via vecchia…”

E non è certo mia intenzione obbligare nessuno a lasciare il lavoro restando in preda ai dubbi o andando contro i propri bisogni prioritari.

Però anche in questo caso un percorso di orientamento professionale potrebbe essere utile proprio per fare chiarezza tra le proprie priorità.

Vantaggi

Un vantaggio a cui magari di solito non si pensa è che, in caso di ristrutturazione in corso, è meno complicato spiegare ad un recruiter perchè vogliamo cambiare lavoro.

In più, se la ristrutturazione contempla una certa quantità di esuberi, potremmo beneficiare di una buona uscita se è previsto un incentivo all’esodo, e magari negoziare e ottenere il supporto di una società di outplacement, per aiutarci nella ricerca di una nuova opportunità, più in linea con i nostri desideri.

Prevedere il temporale, danzare nella pioggia

So bene che la ristrutturazione aziendale in moltissimi casi non arriva nel momento ideale e spesso l’effetto è quello del fulmine a ciel sereno. E non pretendo che con la sola forza d’animo e la bacchetta magica tutto si sistemi serenamente.

Sono tuttavia convinta che possiamo agire su alcuni ambiti della situazione senza che tutto ci passi sopra mentre restiamo a guardare.

Provare a capire in anticipo, annusare l’aria quando si percepisce l’arrivo del temporale, valutare saggiamente se correre ai ripari rapidamente o aspettare di capire quanto forte sarà la pioggia… sono cose che possiamo fare, se vogliamo essere protagonisti e artefici della nostra vita professionale.

NB: questo è un approfondimento del post pubblicato il 26/04/2022 sulla pagina LinkedIn di InPratica – Comunità di consulenti di carriera

Photo by Antonio Janeski on Unsplash

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