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Perchè mentire al colloquio non ti aiuterà

pinocchio

In 4^ ginnasio una volta ho tradotto dal latino una frase che mi è rimasta scolpita in testa: “Il bugiardo deve avere buona memoria“. Mi aveva colpito perchè più pragmatica, e decisamente più malandrina, del classico “le bugie hanno le gambe corte”.

Quando seguo la preparazione ai colloqui di lavoro, soprattutto nei casi in cui ci sono dei retroscena non limpidissimi sull’uscita dall’azienda o sulla volontà di cambiare lavoro, noto che la tentazione fortissima è quella di mentire. Ma non solo in questi casi, eh: si mente sulla retribuzione, sui risultati, sui rapporti con capi e colleghi.

In qualche modo tra i candidati è passata l’idea che bisogna fregare il selezionatore, da una parte mostrando quello che non siamo e le competenze che non abbiamo, dall’altra cercando di anticipare le risposte che pensiamo il recruiter voglia sentirsi dire.

La mia opinione, molto banale, è quella di restare il più possibile se stessi.

Però ecco: forse sarebbe meglio dire “la versione migliore di se stessi”.

Provo a spiegarmi: se sono sciatta, per un colloquio comunque è meglio che mi presenti nella mia forma migliore; in alternativa, se sono personalmente contraria ad un dress code che non mi rappresenta, devo essere pronta ad accettare le conseguenze della mia integrità e non pretendere che mi diano un lavoro comunque.

Comunque, restare il più possibile se stessi significa anche presentarsi in modo veritiero. Non voglio negare che sia opportuno mettere in buona luce le nostre caratteristiche, alla fine è un po’ come scegliere un vestito o un make-up che valorizzino la figura e il viso, o utilizzare le parole migliori per presentare un prodotto, ma tra l’evidenziare i nostri pregi e mentire spudoratamente…ne corre.

Ora, tornando alla citazione iniziale del mio personale amarcord scolastico, il punto è questo.

Se inizio un processo di selezione e, per fare bella figura o togliermi da una situazione spinosa, inizio subito col mentire al colloquio, il rischio è che negli incontri successivi questa cosa salti fuori: potrei non ricordarmi bene cosa avevo raccontato, potrei non essere stata lineare nel mio discorso, potrei essere stata volutamente vaga e ora sentirmi chiedere un approfondimento che mi lascia con le spalle al muro, costretta a dire ora la verità. E giustamente scatterebbe il panico.

Ma perchè rischiare una situazione del genere? Ripeto, va bene presentarsi sotto la luce migliore, ma la menzogna prima o poi salta fuori. E ci tieni davvero a minare la fiducia all’inizio di un potenziale rapporto di lavoro?

Ci sono domande spinose e situazioni delicate, è vero, ma anche in questo caso l’unica via onorevole è quella di raccontare la verità, nel modo corretto.

Il recruiter non si aspetta il candidato perfetto ed esente da difetti, perchè tanto sa che non esiste.

Il recruiter esperto sa che tutti commettono errori: vuole solo capire se potrebbe capitare di nuovo o se la lezione è stata imparata. Il recruiter sa perfettamente che non si può andare sempre d’amore e d’accordo con tutti e che la difficoltà del rapporto col proprio capo può portare alla decisione di cambiare azienda.

Però lo stesso recruiter si aspetta che il candidato si mostri adulto e responsabile quando racconta quello che è successo, senza mentire al colloquio.

Quindi, in soldoni, cosa ti suggerisco?

  • Preparati bene la risposta alla domanda che sai già in anticipo potrebbe metterti in difficoltà
  • Nel farlo, esercita un po’ di empatia mettendoti nei panni del selezionatore e prova a immaginare cosa penserebbe se sentisse quella risposta
  • Però abbandona la coda di paglia: se la prima persona a sentirsi in torto su qualcosa che non è così grave sei tu, forse occorre iniziare con un po’ di senso della proporzione
  • Chiedi consiglio a qualcuno di fiducia per un confronto.

E alla fine, prova a rilassarti: ricorda che non solo tu sei sotto osservazione! Il colloquio è un esame reciproco tra te e l’azienda, e anche tu hai diritto di pretendere risposte chiare e veritiere.

In bocca al lupo!

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Photo by Milk Chan on Unsplash

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